Cavalcare i referendum è un esercizio pericoloso, a destra e a sinistra.
Capitó ad Amintore Fanfani allorché fu sconfitto al referendum sul divorzio, poi alla CGIL quando fece un autogol con il referendum sul taglio della scala mobile che segnò la vittoria di Bettino Craxi.
E’ capitato di nuovo alla CGIL di Landini (errare humanum est, perserverare diabolicum…) che ha fatto una recente figuraccia ed ora é toccato a Meloni e soci – che non hanno tratto insegnamento dalla disastrosa esperienza di Renzi – su un tema sensibile come la giustizia.
Stiano attenti politici e sindacalisti. I referendum non sono strumenti da maneggiare con leggerezza e spesso il popolo si vendica nella cabina elettorale della tracotanza della “casta”, che crede di avere in pugno la situazione e poi si accorge amaramente, all’apertura delle urne, che il paese reale non ė quello che immaginava nei propri sogni.
Ma i sogni, come si sa, muoiono all’alba. E spesso lasciano l’amaro in bocca.
Sandro Magri