Vigarano Mainarda. È stata condannata in abbreviato a 3 anni e 2 mesi la 60enne di nazionalità italiana che, secondo la Procura, aveva approfittato del duplicato delle chiavi di casa che le erano state fornite per aiutare una coppia di anziani coniugi 90enni nelle faccende domestiche, intrufolandosi – di notte, mentre i due erano a letto – nella loro abitazione e rubare carte di pagamento e gioielli preziosi, arrivando a intascarsi complessivamente quasi 20mila euro.
La sentenza di primo grado, che prevede anche il pagamento di 8.500 euro a ciascuna delle due parti civili a titolo di provvisionale – è arrivata nella mattinata di martedì 31 marzo, dopo che la Procura – nella precedente udienza – aveva inizialmente chiesto una pena pari a cinque anni.
L’accusa per la donna – amica di famiglia delle due vittime – era duplice e aggravata: furto in abitazione – poi derubricato in furto semplice dal giudice Valentina Camurri – e indebito utilizzo di strumenti di pagamento differenti dai contanti per fatti avvenuti a Vigarano Mainarda tra il 14 gennaio e il 27 luglio 2022.
In quel lasso di tempo – stando all’impianto accusatorio che è stato ricostruito dagli inquirenti – la 60enne avrebbe effettuato in totale ventotto operazioni di prelievo (tutte da 100, 500, 600 e 1.000 euro) agli sportelli Atm con due carte diverse intestate alle due presunte vittime. Tutte di notte, tutte con lo stesso modus operandi. Poi, dopo l’utilizzo, la donna sarebbe rientrata in casa e avrebbe riposto le tessere nello stesso posto in cui le aveva prese, evitando così sospetti.
Con una carta BancoPosta avrebbe prelevato 7.300 euro, con l’altra – una carta di debito rilasciata da un istituto bancario – se ne sarebbe intascati 10.500, ma non solo. Durante le proprie intrusioni notturne, la 60enne avrebbe anche rubato due collier e due orecchini d’oro che poi avrebbe rivenduto a un compro oro, ricavando 1.853 euro.
La vicenda sarebbe andata avanti per circa sette mesi, fino al 27 luglio 2022 quando, poco prima delle 3 di notte, l’ennesima operazione di prelievo non andò a buon fine. Qualche giorno prima infatti, insospettite dagli ammanchi di denaro, le figlie della coppia avevano sporto denuncia, decidendo così di bloccare la carta.
In quella circostanza, la donna fu inquadrata allo sportello dalle telecamere di videosorveglianza e, sulla base di quelle immagini, i carabinieri andarono a casa sua e la denunciarono, dopo aver trovato gli stessi vestiti che indossava quando fu immortalata.
“Già da ora – è il commento dell’avvocato Alessio Lambertini, che difende l’imputata – posso dire che faremo appello perché ribadiamo la nostra innocenza rispetto alla condanna che comunque, rispetto all’iniziale richiesta della Procura, è più proporzionata ai fatti, che nonostante ciò continuiamo a contestare“.
Il deposito della sentenza è previsto entro novanta giorni.
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