Attualità
1 Aprile 2026
Dai reportage internazionali al racconto del territorio, lascia un vasto archivio fotografico e una preziosa memoria visiva della città e dell’Emilia-Romagna

Addio al fotoreporter Paolo Zappaterra

di Redazione | 2 min

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Addio a Paolo Zappaterra, fotoreporter ferrarese scomparso nella notte tra il 30 e il 31 marzo. Ha lavorato per importanti agenzie internazionali come Grazia Neri e Contrasto, oltre ad aver realizzato documentari di viaggio per la Rai.

Nato il primo dicembre del 1940 a Ferrara ha viaggiato per lavoro in tutto il mondo. Dal 1975 al 1980 ha lavorato a Milano e proprio degli anni ’70 fu testimone attraverso i suoi scatti.

Le sue fotografie sono state esposte in moltissime città italiane e straniere, tra queste vengono spesso ricordate le mostre all’Istituto italiano di cultura di Lisbona e alla New York University.

Aveva un immenso archivio fotografico, di grande varietà e qualità, una testimonianza dell’evoluzione tecnologica e politica di pezzi di mondo diversi per geografia e usi. Numerose le sue pubblicazioni, in gran parte reportage, in cui risulta centrale il rapporto tra uomo e realtà circostante. Emblematici sono gli scatti raccolti in La Grecia dei Colonnelli (1969) e Luoghi ebraici in Emilia-Romagna.

Accanto all’attività internazionale, Zappaterra aveva sviluppato un legame profondo con Ferrara e il suo territorio, a cui ha dedicato diversi volumi fotografici con richiami alla città raccontata da Giorgio Bassani. Tra questi Ferrara (1985), Ferrara. Interni e la collana Ferrara è, realizzata tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, in cui ha raccontato la città attraverso spazi, paesaggi e trasformazioni sociali. Un lavoro che si estendeva anche al contesto regionale, con progetti dedicati alla Romagna e ad altri territori, sempre con uno sguardo attento ai luoghi meno visibili e alla relazione tra ambiente e presenza umana. Le sue opere sono esposte anche al Museo Nazionale di Fotografia di Cinisello Balsamo.

 

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