di Emanuele Gessi
Dalla riunione di condominio del Grattacielo del 30 marzo emerge un’importante indiscrezione. Una grossa ditta italiana, con un business sviluppato anche all’estero, starebbe valutando di investire sulle torri ferraresi.
A rivelarlo è Massimo Secchiero, non un condomino come tanti, ma “il re dei millesimi”, con una decina di appartamenti di proprietà. Nel mettere al corrente gli altri inquilini, Secchiero assicura di essere in contatto con un gruppo, interessato all’acquisto dell’intero complesso, che avrebbe la forza economica di sparigliare le carte in tavola: “Sono di Torino e hanno uffici anche a Dubai. Si occupano di comprare grattacieli, metterli a posto e rivenderli”. Li presenta così il multi-proprietario, che sottolinea la consistenza di “un fatturato di oltre 100 milioni di euro all’anno”.
Investitori che sarebbero intenzionati ad agire “saldando i debiti con chicchessia e anticipando i soldi che servono per fare i lavori”. Nessun appartamento escluso: tutti e 197. Mettendo da parte il ragionamento di “murare le porte dei morosi”, quale extrema ratio che era stata avanzata il 2 febbraio per venire a capo della questione di chi non paga: “I lavori li faranno dappertutto”.
Secchiero fa una previsione: “Loro lasciano la possibilità di entrare a chi vuol provare a pagare il proprio debito. Ma circa 130 appartamenti probabilmente non ce la faranno”. Una prospettiva che “a loro va bene. Perché così avranno la maggioranza in assemblea”.
Per Secchiero si tratterebbe di una manovra che potrebbe risolvere situazioni di morosità a beneficio di chi vuole rimanere. L’azienda anticiperebbe i fondi necessari alla messa a norma e provvederebbe “a fare una dilazione” per i proprietari che vorranno rimanere.
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