Un diagramma vivente racconta il rapporto tra i ferraresi e le mura
Il sottomura di Ferrara domenica mattina è diventato, grazie al progetto MultiMura, scenografia di un eccezionale esperimento di data art
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Il petrolchimico, nato quasi novant’anni fa sulle sponde del Po, si riprende la scena come leva strategica per il futuro produttivo del territorio
“Benvenuti a il cuore di Chisciotte, dove ciò che più stanca è vivere senza sogni” sono le parole che si leggono sulle pareti del centro occupazionale Il Cuore di Chisciotte della Cooperativa Azioni
I motociclisti del MotoClub Casco Matto di Ferrara e i vespisti del Vespa Club Ferrara, con l’avvicinarsi della Pasqua, sono arrivati per la prima edizione di “Un Uovo per un Sorriso” all’Ospedale di Cona
Prosegue il progetto “Plastic Free Ferrara nelle Frazioni: nessuno viene escluso” con una nuova tappa che, nella mattinata del 29 marzo, ha coinvolto San Bartolomeo in Bosco
Un invito forte alla pace, alla riconciliazione e alla responsabilità personale, in un tempo segnato da conflitti e tensioni. È questo il cuore del messaggio pasquale dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego, che richiama le parole di Paolo VI per sottolineare come “la fratellanza fra gli uomini” sia condizione indispensabile per costruire la pace.
“Chi aiuta a scoprire in ogni uomo […] l’esistenza d’un essere eguale al proprio, trasforma la terra da un epicentro di divisioni […] in un campo di lavoro organico di civile collaborazione”, cita il vescovo dal messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1971, ricordando che “dove la fratellanza fra gli uomini è in radice misconosciuta è in radice rovinata la pace”.
Un richiamo che si inserisce nell’attualità: “In questo tempo di paura, di violenza, di odio e di guerra, le parole di Paolo VI ci aiutano a vivere la Pasqua come tempo di riconciliazione e di pace”. Per Perego, il legame tra fede e pace è inscindibile: “Cristo è la nostra Pasqua. Dimenticare la pace è dimenticare il Risorto. Tradire la pace è tradire il Risorto”.
La pace, sottolinea, “è un dono nel cammino, nella storia di ogni giorno”, ma anche “una verità che dobbiamo annunciare” e soprattutto “uno stile di vita, lo stile del cristiano”. Uno stile che si traduce in scelte concrete: “È lo stile di chi sceglie di riconoscere l’altro come un fratello”, rifiutando “ogni atto di bullismo, di violenza verbale e fisica, di discriminazione”.
Nel messaggio emerge anche un invito esplicito alla nonviolenza: “È lo stile di chi non vede mai negli altri dei nemici”, ma “si sforza di cercare sempre la riconciliazione”. E ancora: “È lo stile di chi sceglie la nonviolenza, che non si arma in casa, che non gira con il coltello in tasca, che sceglie il dialogo e la mediazione per risolvere i conflitti”.
Un passaggio centrale riguarda il significato stesso della Pasqua: “Senza il profondo desiderio della pace non possiamo celebrare la Pasqua”, perché altrimenti “non riconosciamo nel Crocifisso il vincitore della morte” né “nell’Uomo dei dolori i dolori degli altri”. Il vescovo richiama anche le sofferenze contemporanee, invitando a vedere “nel pianto delle donne il pianto di tante madri in Ucraina, in Palestina, in Iran e in tanti Paesi del mondo dove c’è la guerra”.
Infine, il messaggio si apre alla speranza: “Solo dalla Pasqua nasce la vita. Solo nella Pasqua […] riceviamo la grazia di una vita nuova, di una nuova storia”. Da qui gli auguri rivolti alla comunità: “Buona Pasqua a tutti: alle famiglie, a chi soffre perché possa sperare, a chi è umiliato perché possa perdonare, a chi è solo perché ritrovi un amico, a chi non ha una casa perché trovi una città aperta”.
Un augurio che si chiude con un’esortazione semplice e diretta: “Buona Pasqua di pace”.
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