Attualità
31 Marzo 2026
La Scuola di Sviluppo Territoriale porta i suoi allievi al Polo nato novant'anni fa, nel 1936, sulla riva del Po

A scuola al Petrolchimico

di Redazione | 3 min

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Il petrolchimico, nato quasi novant’anni fa sulle sponde del Po, si riprende la scena come leva strategica per il futuro produttivo del territorio. È questo il filo conduttore della lezione promossa dalla Scuola di Sviluppo Territoriale nei giorni scorsi, che accende i riflettori sul Polo Chimico ferrarese tra industria, ricerca e innovazione.

Un sistema complesso, spesso raccontato per frammenti, che invece oggi prova a ricomporsi in una visione organica. Dal 1936 a oggi, il petrolchimico di Ferrara ha attraversato trasformazioni profonde, passando dalla chimica di base alla produzione avanzata di polimeri e materiali innovativi. Un’evoluzione che ha radici solide: la posizione strategica tra ferrovia, rete stradale e fiume Po e, soprattutto, il contributo scientifico di Giulio Natta, che ha segnato una stagione irripetibile per la chimica italiana.

Oggi quel patrimonio industriale si traduce in un ecosistema produttivo articolato, capace di tenere insieme multinazionali e indotto locale. Un mosaico dove operano realtà come Versalis, LyondellBasell, Celanese, Yara, Sapio ed EniPower, affiancate da una rete di servizi che rende il polo un sistema integrato. In questo quadro si inserisce il ruolo di IFM Ferrara, la società consortile che gestisce infrastrutture e servizi comuni, garantendo efficienza e coordinamento tra le imprese.

«Il petrolchimico non è solo storia industriale, ma una piattaforma strategica per il futuro», sottolinea Paolo Schiavina, amministratore delegato di IFM, l’azienda consortile di servizi del Polo. «Qui convivono competenze, ricerca e capacità produttiva. Il nostro compito è far funzionare questo sistema come un’unica grande fabbrica, efficiente e competitiva. Parliamo di un’infrastruttura industriale complessa, dove ogni servizio – dalla gestione delle reti alla sicurezza, fino alla manutenzione – deve essere perfettamente integrato per garantire continuità produttiva. È questo il valore aggiunto di IFM: mettere a sistema realtà diverse e consentire alle aziende di concentrarsi sul proprio core business, sapendo di poter contare su una struttura solida e affidabile. E momenti come questo sono fondamentali anche per raccontare cosa c’è davvero dentro il petrolchimico, superando stereotipi e semplificazioni».

Sulla stessa linea Giacomo Pirazzoli, responsabile di territorio di Confindustria Emilia-Area Centro sede di Ferrara, che richiama il valore territoriale del polo: «Parliamo di uno dei principali distretti chimici italiani. Difenderlo e svilupparlo significa tutelare occupazione qualificata e attrarre nuovi investimenti. Ferrara ha tutte le carte in regola per essere protagonista». A fare da cornice istituzionale, il vicesindaco Alessandro Balboni, che rilancia il ruolo pubblico, ricordando il percorso avviato assieme agli attori del Polo e alle istituzioni. In particolare per arrivare alla stipula del protocollo d’intesa per il petrolchimico di Ferrara, sostenuto dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che si concentra sul rilancio sostenibile e sull’efficientamento energetico del polo estense. «Il petrolchimico è un asset strategico per la città. L’amministrazione sostiene ogni percorso che coniughi sviluppo industriale, sicurezza e sostenibilità».

Non solo teoria. Al termine della lezione, i ragazzi della Scuola di Sviluppo Territoriale sono stati accompagnati all’interno del polo in una visita guidata, entrando nel cuore degli impianti per osservare da vicino le infrastrutture più significative e comprendere il funzionamento di uno dei sistemi industriali più rilevanti del Paese. Un’esperienza diretta, coerente con la natura didattica dell’iniziativa, pensata per avvicinare i partecipanti alla realtà produttiva. Perché il futuro del petrolchimico passa anche da qui: dalla capacità di formare, raccontare, innovare e restare, ancora una volta, al centro dello sviluppo.

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