Economia e Lavoro
30 Marzo 2026
Cna Ferrara denuncia la perdita di fiducia dopo il decreto del 27 marzo: contributi ridotti del 65%, a rischio investimenti, filiere produttive e progetti di sostenibilità energetica

Transizione 5.0, taglio agli incentivi: imprese ferraresi in allarme

di Redazione | 4 min

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“La decisione del governo fa venire meno la fiducia delle imprese nelle decisioni di politica industriale del governo, e rende il nostro Paese meno affidabile per chi vorrebbe investire in Italia Inoltre, smentisce le politiche a sostegno della sostenibilità ambientale e dell’autoproduzione energetica che Cna ha sempre sostenuto e che, mai come oggi, andrebbero invece incentivate con convinzione”. Jessica Morelli, presidente di Cna Ferrara, esprime tutta la preoccupazione del mondo imprenditoriale, ferrarese e italiano, per il drastico taglio operato dal governo alle agevolazioni previste per il piano Transizione 5.0.

Cos’è successo? Il governo, con decreto del 27 marzo, ha drasticamente ridotto il credito d’imposta promesso in legge di bilancio alle imprese che sono in lista d’attesa per il Piano Transizione 5.0. La decisione investe circa 7mila aziende che avevano presentato regolare domanda ma che, nella prima fase di assegnazione delle agevolazioni, erano rimaste escluse per esaurimento dei fondi disponibili: il credito d’imposta loro assegnato è stato tagliato del 65%, con una riduzione delle risorse complessive da un miliardo e trecento milioni a 500 milioni. Alla fine, secondo le stime più diffuse, il credito d’imposta reale ammonterà a non più del 14-15% della spesa effettuata da ciascuna azienda. Ricordiamo che Transizione 5.0 nacque per stimolare le imprese a investire in beni strumentali a maggiore efficienza energetica.

Tra le imprese che subiranno il taglio del credito d’imposta c’è “Suono e Immagine”, conosciutissima azienda ferrarese che da molti anni fornisce e gestisce impianti multimediali ad alta tecnologia per eventi temporanei e installazioni fisse. “E’ vero, anche noi siamo in quella lista – spiega l’amministratore di Suono e Immagine Davide Franco – abbiamo effettuato un investimento molto importante, con tanto di spese di certificazione, e ora rischiamo di ricevere un’agevolazione molto inferiore a quella promessa”.

“Cosa posso dire? – aggiunge sconsolato Davide Franco – Ci è stato promesso un  incentivo, siamo stati indotti a investire e ora ci viene detto che l’incentivo è stato ridotto drasticamente. Questo getta le imprese nell’incertezza più totale”.

Laura Padovani, titolare dell’Enginplast di Bondeno e presidente di Cna Industria, non ha investimenti diretti candidati su Transizione 5.0: “Ma subiremo ugualmente gli effetti del taglio attraverso i nostri clienti che, invece, hanno creduto in Transizione 5.0 e hanno deciso di investire”.

Enginplast produce e vende macchinari per il dosaggio e il trasporto delle materie plastiche: “Ho appena parlato con un cliente molto importante, con sede nelle Marche, che ha avuto fiducia nel piano e ora si vede tagliare drasticamente il contributo promesso. Inevitabilmente questo si ripercuoterà anche sulle imprese fornitrici, come noi: magari sarà costretto a dilazionare i tempi di pagamento delle forniture, oppure a rivedere gli ordini per il futuro, e così via. So per certo che non è l’unico, tra i nostri clienti, in queste condizioni. In sintesi, la decisione del governo ha introdotto un ulteriore elemento di incertezza in una situazione generale già molto difficile, caratterizzata da grande instabilità, costi elevati, futuro imprevedibile. Senza contare il clima di sfiducia che ha contribuito a creare”.

Anche Eleonora Fiorani, titolare dell’Estepack di Terre del Reno e presidente di Cna Produzione, si attende forti e gravi ripercussioni dal decreto del governo: “Per le imprese è una vera doccia fredda – spiega – che metterà in difficoltà tutto il sistema produttivo. Oggi, infatti, la produzione è organizzata per filiere interdipendenti e ciò che danneggia un’azienda della filiera finisce per coinvolgere tutte le altre: per questo le conseguenze di questo taglio si diffonderanno a macchia d’olio”.

Eleonora Fiorani aggiunge: “Il mercato del packaging in cui opera la mia azienda è soggetto a forti oscillazioni da sempre. Tuttavia, il periodo attuale, tra costi energetici impazziti e situazioni geopolitica incontrollabile è davvero molto difficile. Questi tagli inattesi non fanno che aggravare la situazione”

Non è tutto: il decreto del 27 marzo prevede un’ulteriore penalizzazione. Il credito d’imposta, già ridotto, potrà essere calcolato solo sugli investimenti in beni strumentali diretti; sono stati  esclusi gli investimenti, originariamente previsti, per i sistemi di gestione dell’energia e per gli impianti per energia da fonti rinnovabili a fini di autoconsumo. Per esempio, impianti fotovoltaici per autoproduzione di energia elettrica.

Manuele Marani, titolare di Marani Impianti e presidente di Cna Installazione Impianti, non nasconde le proprie preoccupazioni: “Mai come oggi il costo dell’energia è salito alle stelle e appare fuori controllo. L’installazione di impianti fotovoltaici di autoproduzione permetterebbe alle imprese della manifattura di ridurre i costi energetici e quindi i costi di produzione. Paradossalmente, proprio adesso si accumulano ostacoli di ogni tipo. Prima le difficoltà più volte denunciate, per i piccoli impianti fotovoltaici, a ottenere l’allacciamento alla rete elettrica nazionale; ora il taglio netto, a posteriori, delle agevolazioni fiscali. Come si può pretendere che le imprese investano sulle energie alternative se le trattiamo in questo modo?”

“Mercoledì prossimo – conclude Jessica Morelli – è previsto un tavolo di confronto sul tema, convocato dal ministro Giorgetti. Noi parteciperemo con senso di responsabilità a questo confronto. Siamo consapevoli che le risorse disponibili sono limitate, ma pensiamo che il Governo debba necessariamente individuare delle priorità e soprattutto, non possa rompere il patto di fiducia reciproca che lo lega alle forze economiche del Paese”.

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