Copparo. Ingegno, abilità del fare di necessità virtù e cultura del riciclo. Sono queste le qualità testimoniate dal riutilizzo di materiali bellici per uso civile: una pratica che ha attraversato le epoche, dalla Prima Guerra Mondiale sino ai giorni nostri. Su questo particolare aspetto, negli ultimi anni è progressivamente cresciuto l’interesse di ricercatori e collezionisti che stanno restituendo giusta evidenza ad un frammento di storia sociale e rurale.
Pioniere di questa riscoperta è stato il romagnolo Bruno Zama che, nel pomeriggio di sabato 28 marzo, ha tenuto una affascinante conferenza al Museo La Tratta di Copparo dal titolo “1914-2026. Oltre cento anni di riutilizzi bellici”, organizzata dall’associazione Archeologi dell’Aria Aps e patrocinata dal Comune di Copparo. Proprio lo spazio espositivo di via Goito ospita una sezione dedicata a materiali bellici trasformati in oggetti e strumenti di uso quotidiano, prestati dallo stesso
Zama che, assieme a Gianluca Mazzanti e Giovanni Carlini – rispettivamente presidente e vicepresidente degli Archeologi dell’Aria -, ha guidato il pubblico presente alla loro scoperta. Durante la conferenza, Zama ha offerto alcuni esempi di riutilizzo: elmetti reimpiegati come secchi o scolapasta, lampade realizzate con barattoli per la conservazione del rancio, bossoli lavorati e convertiti in portagioie o contenitori, cavi del telefono intrecciati per le sedute delle sedie o per proteggere le damigiane, seta dei paracadute reimpiegata per abiti o biancheria.
Sono stati solamente alcuni degli esempi offerti dal ricercatore e collezionista che, con la sua relazione, ha portato alla luce la capacità di dare nuova vita alle cose per fare fronte alle necessità in contesti sociali ed economici difficili: un recupero di materiali che tuttora viene praticato in territori interessati da guerre.
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