Un luogo in città dove i rider possano attendere le chiamate, riposarsi e accedere a servizi essenziali. È questa la proposta contenuta nell’ordine del giorno presentato dai consiglieri comunali del Partito Democratico Enrico Segala e Matteo Proto, che chiedono l’istituzione di una “Casa dei rider” a Ferrara.
L’iniziativa parte dalla constatazione della crescita significativa, anche a livello locale, del settore della consegna a domicilio tramite piattaforme digitali, a fronte però di condizioni di lavoro spesso difficili. I lavoratori del delivery, si legge nel documento, operano frequentemente “in condizioni non dignitose, esposti agli eventi climatici, senza la possibilità di usufruire di servizi igienici” o di avere spazi adeguati per le pause.
Il tema era già stato sollevato a marzo dalle organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e UilTrasporti, che avevano chiesto al Comune di individuare un locale in centro città da destinare a questi lavoratori. All’epoca, il sindaco Alan Fabbri aveva riconosciuto la complessità della questione, sottolineando la necessità di un confronto con tutti i soggetti coinvolti, comprese le piattaforme digitali.
Nel nuovo ordine del giorno si evidenzia come diverse città italiane – tra cui Bologna, Napoli e Torino, ma anche realtà emiliane come Modena, Reggio Emilia e Carpi – abbiano già avviato esperienze simili, creando spazi a basso costo per offrire riparo e servizi di base ai rider.
Per questo, i consiglieri chiedono all’amministrazione comunale di avviare un tavolo di confronto con sindacati, aziende e altri attori della filiera, con l’obiettivo di individuare uno spazio dedicato, anche valorizzando immobili comunali esistenti. Tra i servizi minimi previsti figurano l’accesso ai servizi igienici, la possibilità di ricaricare i dispositivi elettronici e un’area per il riposo e l’attesa delle chiamate.
La proposta punta anche a coinvolgere i soggetti economici del settore nella gestione e sostenibilità del progetto, oltre a promuovere un monitoraggio costante delle condizioni di lavoro nella gig-economy.
Infine, il documento impegna sindaco e giunta a riferire entro sei mesi al Consiglio comunale sugli sviluppi e sulle azioni intraprese, con l’obiettivo di trasformare l’iniziativa in una misura concreta a tutela dei lavoratori della consegna a domicilio.
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