Andrà davanti ai giudici della Corte d’Appello di Bologna il caso della dottoressa Chiara Compagno, 55 anni, che lo scorso dicembre – in primo grado – aveva patteggiato due anni di carcere, con pena sospesa, per la maxi inchiesta Red Pass. L’indagine, che fu eseguita dalla Guardia di Finanza, permise di smascherare un giro di presunte finte vaccinazioni contro il Covid-19 somministrate per permettere ad alcuni pazienti di ottenere il Green Pass durante la pandemia.
Lo scorso 24 marzo infatti, la Corte di Cassazione ha qualificato come appello il ricorso avanzato dal pm Ciro Alberto Savino, aprendo quindi a un ‘secondo tempo’ della vicenda giudiziaria davanti ai giudici felsinei, chiamati a valutare anche il ricorso promosso dall’Azienda Usl come parte civile (avvocato Sabrina Di Giampietro) circa la liquidazione dei danni e quello presentato dalla difesa della stessa dottoressa, rappresentata dagli avvocati Marco Linguerri e Carlo Taormina.
Il pm Ciro Alberto Savino aveva deciso di ricorrere per Cassazione dopo quanto avvenuto lo scorso 4 dicembre, quando il collegio del tribunale di Ferrara – nonostante il mancato consenso dello stesso pubblico ministero – aveva accolto l’istanza di patteggiamento per la dottoressa, reiterata dalla difesa dopo essere già stata avanzata in udienza preliminare, prima di essere respinta dal gup. I giudici avevano inoltre riconosciuto le attenuanti generiche e disposto il pagamento di 688 euro per le spese a favore dell’Azienda Usl.
Per la dottoressa Compagno, il collegio del tribunale di Ferrara aveva poi disposto l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e il divieto di contrarre rapporti con la pubblica amministrazione per lo stesso periodo.
Nelle motivazioni della sentenza, il collegio aveva definito la pena richiesta “congrua e correttamente calcolata rispetto ai parametri legali“. I giudici avevano infatti evidenziato come doveva essere “valutato a favore dell’imputata l’avvenuto risarcimento del danno nei confronti della costituita parte civile, pari a 8mila euro“, nonché il fatto che, fino ai fatti oggetto del procedimento, “la sua condotta non si era mai espressa negativamente“. Il collegio inoltre, nel motivare la propria decisione, faceva notare come “non può non essere preso in considerazione il periodo storico nel quale si inseriscono le condotte contestate“.
È rimasta invece a processo l’altra dottoressa coimputata con Compagno, la 67enne Marcella Gennari, assistita dall’avvocato Alessandro Valenti. A loro – a vario titolo – venivano contestati i reati di peculato, corruzione, truffa ai danni dello Stato e falso. Per Gennari, il processo è stato rinviato al 29 maggio. Con lei, nelle carte dell’indagine, c’era finita anche la figlia Francesca Ferretti, che – in udienza preliminare – aveva patteggiato un anno, undici mesi e venticinque giorni di pena.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com