Aveva accusato un 65enne di Comacchio di tentata rapina aggravata in stazione. L’uomo però era stato successivamente assolto con formula piena dal tribunale di Ferrara, dopo che le immagini di videosorveglianza avevano rivelato una dinamica dei fatti completamente ribaltata: era stato proprio colui che aveva inizialmente puntato il dito, insieme ad altri tre membri della baby gang di cui faceva parte, ad aggredire l’imputato, per poi accusarlo ingiustamente. E così, come un boomerang, a distanza di oltre due anni da quella vicenda, dopo la querela presentata dal 65enne, un 23enne italiano – attualmente detenuto per altri procedimenti giudiziari – è adesso finito a processo con l’accusa di calunnia.
Il fatto era avvenuto a novembre 2022. Secondo una prima erronea lettura dei fatti da parte degli inquirenti, ingannati dal racconto del 23enne, il 65enne aveva prima minacciato un giovane, intimandogli di consegnare lo smartphone che aveva in mano e poi aveva anche aggredito un amico che era intervenuto per difenderlo. L’uomo era quindi finito a processo con giudizio immediato ma, una volta arrivata a dibattimento, la vicenda ha preso una piega totalmente inaspettata.
Grazie a un approfondimento di indagine chiesto dall’avvocato difensore Fiorella Shane Arveda infatti, che portò anche a una visione delle immagini delle telecamere di sorveglianza presenti in zona, fu possibile ricostruire che in realtà era stato lo stesso 65enne a essere aggredito in precedenza proprio da quei ragazzi. Il gruppetto lo aveva inseguito, fermato, accerchiato e poi picchiato con calci e pugni, prima di chiamare gli agenti della Polizia Locale per incolparlo beffardamente, nonostante l’uomo aggredito avesse chiamato quattro volte l’utenza del 112 per un intervento immediato. A riprova di ciò, il ragazzo che aveva sporto querela ha ritrattato tutto, dicendo in udienza “che era stato tutto un fraintendimento“.
Un fraintendimento che però è finito per costargli caro con la denuncia per calunnia. Ieri (25 marzo) – davanti al gup Marco Peraro del tribunale di Ferrara – il 23enne ha scelto di essere processato con rito abbreviato, mentre il 65enne è stato ammesso come parte civile.
“Dal giorno dell’arresto fino alla sentenza di assoluzione, il mio cliente – spiega l’avvocato Arveda – ha vissuto cinque mesi di vero calvario. È stato arrestato, messo agli arresti domiciliari, poi sottoposto all’obbligo di dimora e infine a quello di firma. Questa è la dimensione più concreta del danno subito a causa di questa vicenda. Basti pensare che, quando il gip dispose il giudizio immediato, aveva ipotizzato una pena superiore ai tre anni di carcere. Nonostante tutto, è riuscito a mantenere il lavoro, circostanza tutt’altro che scontata. È stato un trauma significativo, soprattutto sotto il profilo della reputazione e della dignità personale. La querela e la costituzione di parte civile – conclude il legale – intendono evidenziare il disvalore della condotta dell’odierno imputato, nella speranza che non si ripetano episodi simili. L’obiettivo è improntato più alla rieducazione del ragazzo che al risarcimento”.
Si torna in aula il 3 giugno.
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