“Come ci permettevamo ancora di parlare di Shoah e di memoria, mentre intorno a noi sta accadendo quello che accade”. È con il racconto di un recente episodio, accaduto a Bologna durante le attività legate alla mostra Remembr House, che il direttore del Museo nazionale dell’ebraismo e della Shoah Amedeo Spagnoletto ha riportato con forza il tema dell’antisemitismo al centro dell’incontro di martedì 24 marzo al Meis di Ferrara.
Un episodio che, ha spiegato, non è isolato: gli operatori del museo sarebbero stati aggrediti verbalmente da degli insegnanti, mentre sui social continuano a comparire commenti violenti e negazionisti sotto i contenuti pubblicati dall’istituzione ferrarese. “Ci scrivono che noi siamo rappresentanti del mondo sionista israeliano, che siamo noi i responsabili della guerra oppure che ‘baffetto’ non ha completato il lavoro”, ha riportato Spagnoletto.
La denuncia è arrivata nel corso della visita ufficiale della delegazione dell’Ufficio della Presidenza del Consiglio guidata dal Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, Pasquale Angelosanto, che ha fatto tappa al Meis e poi al Campo di Fossoli, luogo simbolo della deportazione a pochi chilometri da Carpi.
Spagnoletto ha scelto di partire dall’esperienza concreta del museo. Ha ricordato, quindi, le reazioni ostili suscitate persino da iniziative dedicate ai luoghi della memoria e ai percorsi didattici. Nel caso di Remembr House, mostra presentata all’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, il lavoro prendeva le mosse dai sequestri agli ebrei tra il 1938 e il 1945 per riflette, più in generale, sul significato della perdita della casa, degli oggetti, della sicurezza. Proprio in occasione di quei laboratori, ha raccontato il direttore, alcuni operatori sono stati contestati duramente. “Questo è avvenuto a Bologna due settimane fa”, ha sottolineato, indicando così quanto il pregiudizio antiebraico oggi si ripresenti in forme nuove.
Da qui il collegamento con il cuore istituzionale della giornata: la nuova “Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo“, illustrata da Angelosanto agli studenti della V B dell’istituto Einaudi e ai presenti. Il Coordinatore ha spiegato che il documento nasce dall’esigenza di aggiornare il quadro elaborato nel 2021, alla luce del “radicale mutamento seguito al 7 ottobre 2023”. La strategia italiana si inserisce nel solco di quella europea e delle linee guida internazionali condivise anche dall’Italia, ed è stata costruita con il contributo della Presidenza del Consiglio, ministeri, associazionismo ebraico e mondo accademico.
Sono cinque le linee strategiche individuate. La prima è lo scenario, cioè la necessità di conoscere e monitorare il fenomeno. “La prima cosa da fare quando si affronta un problema è studiarlo”, ha detto Angelosanto, spiegando che la raccolta dati sull’antisemitismo in Italia deve essere continuamente aggiornata e collocata in una cornice europea e internazionale. Un lavoro che si basa anche sui contributi dell’Osservatorio nazionale, dell’Oscad, del Cdec, dei sistemi di rilevazione delle comunità ebraiche e di istituti di ricerca come Eurispes.
La seconda linea è la formazione, considerata il principale strumento di prevenzione. Non solo scuole e università, ma anche luoghi di lavoro, forze di polizia, magistratura e società civile. Per Angelosanto, l’antisemitismo è un fenomeno “polimorfo”, che cambia nel tempo e si adatta ai contesti: per questo va conosciuto nelle sue trasformazioni, insieme alla storia dell’ebraismo, della vita ebraica e della Shoah.
La terza linea è la tangibilità, forse quella che più direttamente richiama il ruolo di un museo come il Meis e di un sito come Fossoli. Con la scomparsa progressiva dei testimoni diretti della Shoah, ha osservato il Coordinatore, la memoria va ancorata ai luoghi, agli oggetti, ai percorsi, ai musei, alle pietre d’inciampo, agli spazi della deportazione e del nascondimento. Rendere tangibile il ricordo significa permettere soprattutto ai più giovani di “toccare con mano” la storia.
La quarta linea riguarda la protezione, cioè la sicurezza delle persone e dei luoghi ebraici. Angelosanto ha richiamato la necessità di rafforzare la tutela delle comunità e di consentire agli ebrei italiani di vivere e praticare il culto in piena sicurezza, attraverso formazione specifica, coordinamento istituzionale e possibili interventi normativi.
Infine la comunicazione, terreno decisivo in un tempo segnato dai social network, intelligenza artificiale e disinformazione. Angelosanto ha messo in guardia dalla circolazione di contenuti falsi, manipolati o apertamente negazionisti, capaci di raggiungere sopratutto i più giovani. Il rischio, ha spiegato, è che messaggi privi di fondamento storico vengano percepiti come attendibili. Da qui il lavoro, definito complesso, per contrastare la propaganda d’odio e ottenere strumenti più incisivi di segnalazione e rimozione.
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