Cronaca
24 Marzo 2026
Il secondo fascicolo è relativo alla buca rattoppata poche ore dopo il sinistro. Ieri è tornato in aula il processo a carico della proprietaria del veicolo: "Il centauro urtò contro lo spigolo posteriore destro del mezzo in sosta e perse la vita"

Centauro morì contro l’auto in divieto. Spunta un’indagine parallela

di Davide Soattin | 4 min

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Da una parte l’auto parcheggiata in divieto di sosta, dall’altra la presenza di un’anomalia, un avvallamento, sull’asfalto. Sono questi i due elementi su cui, all’udienza di ieri (lunedì 23 marzo) mattina, è stato sentito Marco Manservigi, agente della polizia locale Terre Estensi che effettuò i rilievi del sinistro stradale di via Canonici in cui – ad agosto 2023 – morì Alessio Maini, motociclista di 38 anni. A processo – davanti alla giudice Valentina Camurri del tribunale di Ferrara – c’è una donna, oggi alla sbarra con l’accusa di omicidio colposo, perché proprietaria della Citroën C3 contro cui andò a sbattere la moto su cui viaggiava il centauro.

Secondo il sostituto procuratore Stefano Longhi infatti, in quei tragici istanti, la vettura era parcheggiata in una zona in cui non poteva stare. Vale a dire in prossimità della curva su cui s’innesta l’incrocio tra via Canonici e via Pareschi, e quindi in divieto di sosta. “Non c’è un cartello che indichi il divieto di sosta, ma in centro abitato vale la norma di non parcheggiare a meno di cinque metri” ha spiegato il poliziotto. Quella condotta comportò due contravvenzioni: la prima per aver parcheggiato in senso contrario rispetto alla normale direzione di marcia, la seconda per averlo fatto in corrispondenza di un’intersezione.

La dinamica di quanto accaduto in quei tragici istanti era stata ricostruita dall’ingegnere Jerri Mancini, consulente nominato dalla Procura di Ferrara. Nella relazione, oltre a evidenziare la velocità eccessiva con cui procedeva il mezzo a due ruote – superiore ai 50 chilometri orari consentiti in quel tratto di strada – non aveva individuato alcun nesso di causalità tra la caduta del centauro e la presenza di una buca nell’asfalto, rattoppata poche ore dopo l’incidente dagli stradini del Comune con una colata di asfalto fresco, “come avviene quotidianamente quando viene segnalata una buca” ha proseguito l’agente della polizia locale.

Secondo alcune testimonianze raccolte dopo il tragico evento, quell’avvallamento era stato segnalato da tempo dai residenti proprio per la pericolosità. Tuttavia, dagli accertamenti effettuati con gli uffici tecnici comunali, “non sono risultate segnalazioni formali da parte dei cittadini” ha detto l’agente. Parliamo di una depressione dell’asfalto profonda circa 0,06 millimetri che, come spiegato, “potrebbe essere stata interessata nell’incidente, ma senza alcuna certezza che abbia provocato la perdita di controllo del mezzo”. Verosimile, secondo la testimonianza del poliziotto, è che il centauro vi sia comunque transitato sopra.

Secondo la consulenza cinematica del pm infatti, Maini avrebbe perso autonomamente il controllo della motocicletta ancor prima di raggiungere la buca finita al centro degli accertamenti, senza quindi una diretta implicazione delle condizioni dell’asfalto, comunque ritenute non impeccabili. “La strada – ha infatti aggiunto l’agente – non era liscia, ma presentava diverse rappezzature”. Sul punto – stando a quanto si apprende – è stato comunque aperto un secondo filone di indagine, parallelo, a seguito della consulenza tecnica di parte fatta eseguire dalla famiglia del centauro, che oggi è assistita dall’avvocato Khety Bracchi.

Subito dopo l’accaduto, tre testimoni presenti nei pressi del pub Rhein & Meuse – ascoltati dagli agenti della polizia locale – avevano riferito di aver visto Maini salire in sella alla motocicletta per l’ultima volta e partire. Pochi secondi dopo, avevano udito un forte rumore, provocato dall’impatto. Raggiunto il luogo dell’incidente, lo avevano trovato a terra, ormai esanime, senza che ci fosse più nulla da fare. I sanitari del 118, intervenuti con ambulanza e automedica, nonostante ogni tentativo di rianimazione, non avevano infatti potuto fare altro che constatare la morte del 38enne, avvenuto a causa di un grave trauma cranico.

Una versione dei fatti confermata dall’agente della polizia locale: “Da quanto abbiamo rilevato la moto è partita dal Rhein e Meuse, ha accelerato e proseguito verosimilmente a forte velocità verso l’area dell’intersezione. Poco prima, il conducente ha perso completamente il controllo del mezzo: moto e guidatore sono caduti pressoché in contemporanea e il ragazzo ha urtato contro lo spigolo posteriore destro della Citroën. A quel punto, anche il motociclo è finito contro la fiancata dell’auto, proseguendo la sua corsa per diversi metri. L’impatto è stato talmente violento da far volare via il casco, con il cinturino ancora chiuso, come se fosse stato allacciato”.

Si torna in aula il 7 luglio.

 

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