Quando studiavo gli universitari fuori sede attendevano con ansia elezioni e referendum perché potevano tornare a casa per votare (e per trascorrere qualche giorno con parenti e amici) con una sensibile riduzione (60%) sul costo del biglietto ferroviario.
Come ho potuto constatare collegandomi a Internet tale agevolazione è tuttora vigente.
Non comprendo pertanto il can-can che è stato sollevato perché il governo non ha concesso ai fuori sede la possibilità di votare nelle città dove studiano.
Possibile che non desiderino esercitare a casa propria il diritto di voto usufruendo delle vigenti agevolazioni?
Ciò che un tempo era un desiderio ora è diventato motivo di lagnanza?
Marta Soavi
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