C’è Ferrara, con la sua voce critica e contemporanea, tra i protagonisti del MIA Photo Fair 2026, la fiera internazionale della fotografia che si è chiusa il 22 marzo a Milano. A rappresentarla è la MLB Maria Livia Brunelli Gallery, realtà radicata in città e attiva anche a Porto Cervo, che ha portato in fiera il progetto espositivo “Il personale è politico”.
Un titolo che è già dichiarazione di intenti e che affonda le sue radici nella storia del femminismo, ma che oggi torna con forza a interrogare il presente. Il progetto mette in dialogo due generazioni di artiste, Milli Gandini e Nicoletta Grillo, unite da una riflessione potente sui diritti delle donne e sulla necessità, ancora attuale, di trasformare il vissuto individuale in azione politica.
Milli Gandini rappresenta una figura chiave dell’arte femminista italiana. Artista che per la prima volta approdò in Biennale a Venezia nel 1978 con il collettivo “Gruppo immagine di Varese”, da lei fondato con Mariuccia Secol, sdoganando l’ingresso all’istituzione veneziana ad altre artiste femministe nella famosa mostra curata da Mirella Bentivoglio pochi mesi più tardi.
Milli Gandini fece una protesta incredibilmente potente all’interno della sua stessa casa, una protesta che lasciò senza parole i suoi figli Manuela e Michelangelo e il marito Tino: chiese ai familiari di non spolverare qualsiasi superficie presente all’interno dell’ambiente domestico. Solo dopo diversi mesi scrisse su mobili, librerie e specchi una frase per l’epoca rivoluzionaria a livello concettuale: “Salario al lavoro domestico“. Incise addirittura il simbolo femminista all’interno del congelatore del frigorifero di casa: segno di una protesta così intima che pochissimi potevano esserne partecipi.
Nel 2026 la giovane artista Nicoletta Grillo riprende una riflessione sul tema dell’emancipazione femminile proponendo una rielaborazione di foto che lei stessa ha ritrovato nei cassetti della casa di sua madre, ritagliando dettagli in cui la grana, il movimento e i corpi vengono evidenziati.
Una madre che partecipò in prima persona nelle piazze e nei cortei per gridare a gran voce che le donne avevano un’assoluta urgenza di essere rappresentate e tutelate a livello legislativo. Nicoletta, su quelle foto in bianco e nero che ritraggono la mamma e le sue compagne di un’epoca che non c’è più, ma che non deve essere dimenticata, ha scritto con un pennarello frasi riprese da un taccuino della madre. Frasi di un tale attualità che fanno venire i brividi.
Perché, nonostante gli strumenti legislativi introdotto negli ultimi anni, come il “codice rosso”, la condizione di molte donne resta drammatica. È qui che il progetto della galleria ferrarese trova il suo senso più profondo. Per ricordare che l’arte non è solo rappresentazione, ma strumento di consapevolezza e di cambiamento.
“Nella realtà dei fatti i tempi della burocrazia italiana sono così lenti che arrivano prima i coltelli dei mariti maltrattanti a incidere con centinaia di coltellate la pelle delle loro ex mogli o ex compagne – spiegano dalla galleria MLB -. C’è ancora moltissimo da fare. L’arte può sensibilizzare, ma lo Stato deve agire. Perché non basta riempire le piazze di panchine rosse. Panchine rosse sulle quali le donne oggetto di violenza maschile continuano a piangere senza reali aiuti, neanche dal punto di vista economico, perché quella dei tre mesi di congedo dal lavoro per maltrattamenti è purtroppo una favola che si racconta ai media”.
E concludono: “Sensibilizziamo quindi con l’arte tutti quelli che possono fare qualcosa per agire nel concreto su questo tema, a partire dai ragazzi adolescenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Spero che la nostra piccola goccia gettata al MIA serva a far riflettere concretamente su quello che è stato fatto e su quello che ancora si deve fare sul tema del femminismo”.
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