Politica
23 Marzo 2026
L'avvocato Fabio Anselmo commenta quanto emerso dall'ultima udienza in tribunale che vede protagonista Nicola "Naomo" Lodi

“Ferrara, città morta o silenziosa?”: il potere che non cambia

di Redazione | 3 min

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di Fabio Anselmo*

Ho sempre stimato Vittorio Sgarbi e, pure non condividendo spesso le sue opinioni politiche, sono state più volte mio oggetto di riflessione.
Oggi me ne viene in mente una in particolare con la quale fa la fotografia storico sociale della nostra città.

“Ferrara è una città morta – ha detto in più di un’occasione – morta, pietrificata, che da quando diventa periferica allo Stato Pontificio, si perde costantemente nella nebbia della pianura Padana”. L’ottica del noto critico è quella artistica ma possono essere riferimenti utili anche sul piano socio economico: “La Ferrara di oggi è ripiombata nel suo letargo, e ancora dorme come fosse una Pompei di notte”.

Quando dice questo era 23 novembre 2018. Ma perché oggi mi tornano in mente queste parole?

Venerdì si è tenuta un udienza presso il tribunale di Ferrara per l’ennesimo processo che vede protagonista il signor Nicola Lodi. Gli articoli di ieri della sua testata danno correttamente conto di un quadro di rapporti istituzionali quanto meno scorretti e deviati tra l’ex vicesindaco e le forze di polizia giudiziaria, Digos e Questura, in un contesto quasi coevo alle dichiarazioni rese da Sgarbi perché susseguente di poco più di un anno.

Sono i tempi della elezione di Lodi con ottimo risultato di personale consenso. Gli anni del suo accesso al potere, che non mancherà di esibire in modo progressivamente sempre più smodato e sin pacchiano. Il suo sarà un percorso disegnato da ruspe e concertoni fai da te in piena emergenza Covid.

Non mancano gli attacchi smodati e sorprendentemente aggressivi a quelli che ritiene essere i suoi “nemici” del momento. Un percorso tortuoso tra denunce, assoluzioni e condanne che affronta con la forza della sua ostentata ‘vicinanza’ ed amicizia con altri ambienti cittadini istituzionali appartenenti alle forze dell’ordine.

Le chat cui lei fa riferimento ne danno un tanto parziale quanto eloquente spaccato. Parziale perché limitato alla posizione della sola sua ex compagna di partito Anna Ferraresi che verrà fatta oggetto di quella che io ritengo essere stata una vera e propria campagna persecutoria.

La sua foto e il suo nome arriverà persino ad essere inserita in una chat comune denominata “Chat Digos”. Vi si trovano apprezzamenti poco edificanti nei suoi confronti con scambi di informazioni di vario genere. Anna Ferraresi verrà fatta oggetto di un numero impressionante di accessi a banche dati riservate del Ministero dell’Interno e dell’Inps con motivazioni misteriose e incomprensibili.

Anna Ferraresi aveva abbandonato il gruppo della Lega entrando in aperta opposizione con la sua linea politica. Ma perché tutti quegli accessi per controllo allo Sdi manco si trattasse di controllare i movimenti di Totò Riina?

La risposta del testimone di p.g. che viene sentito al processo è imbarazzante: “Lo S.D.I. è il nostro pane quotidiano ..(omissis) è come un social, noi se dobbiamo verificare qualsiasi cosa di una persona, la prima cosa che facciamo è entrare nello S.d.i. (omissis) e la ragione è ‘accertamento di Pg, indagini di Pg’”.

Nel frattempo il vicesindaco, per aver dato qualche inopportuno suggerimento a una impresa fornitrice di servizi al Comune, sui comportamenti tenuti da un suo dipendente al di fuori del luogo di lavoro, rimedia una condanna per un grave reato ma nulla lo ferma.

Continua a conservare immutato il suo potere nonostante si sia dovuto dimettere. Viene invitato a cerimonie pubbliche ufficiali, riceve incarichi politici esibendo amicizie importanti come se nulla fosse accaduto. Dichiara pubblicamente che quella condanna verrà spazzata via quasi ne sia stato già informato.

Ecco che allora mi vengono in mente le parole di Sgarbi. Silenzio ed accettazione tranne poche eccezioni come i suoi articoli e i tanti mormorii tra la gente timorosa di far sentire la propria voce.

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