Le Aziende Sanitarie ferraresi rispondono alla Fp-Cgil che aveva parlato di indennità non erogate, compensi attesi da anni e lavoratori ancora senza risposte.
Sulle indennità la risposta è netta: “Smentiamo l’affermazione che fosse stata definita la scadenza di gennaio 2026 per il pagamento delle indennità concordate”. Precisano però che benché “non prevista alcuna scadenza”, nel mese di gennaio Auls e Aosp hanno pagato “l’indennità ai lavoratori di quasi 100 reparti”. Questo “nella consapevolezza della opportunità di riconoscere ai dipendenti quanto dovuto il prima possibile dopo la sottoscrizione degli accordi con le Organizzazioni Sindacali”.
Aggiungo anche che “dal momento che l’accordo prevedeva delle situazioni eccezionali comunque oggetto di diritto, per alcuni lavoratori delle unità operative citate da Cgil i tempi di analisi e raccolta dati (forniti dagli stessi coordinatori dei reparti citati, che ringraziamo per il lavoro supplementare effettuato sull’analisi dei turni dell’intero anno 2025) hanno richiesto tempi più lunghi che, comunque, porteranno l’indennità in busta paga per alcuni nel corrente mese di marzo e per altri nel prossimo mese di aprile”.
Sostengono che “la situazione reale” sia “esattamente opposta a quella riportata da Cgil” e che “nella maggior parte dei reparti le indennità sono state già pagate”. “Tra l’altro – aggiungono -, per correttezza di rapporti sindacali, l’Azienda ha costantemente informato le Organizzazioni Sindacali delle varie fasi di lavoro e dei tempi necessari a dare piena applicazione degli accordi sottoscritti”.
Per quanto riguarda i pagamenti relativi alle prestazioni per Monsterland e per le partite della Spal le Aziende specificano, “ancora una volta”, che “i lavoratori hanno operato per adesione volontaria al di fuori dell’orario di lavoro in attività aggiuntiva”. Questo significa che “il corrispettivo economico per la loro attività deriva da quanto l’Azienda incassa dagli organizzatori, non trattandosi di remunerazione per l’attività assistenziale ordinaria che hanno tutti regolarmente percepito”.
Ritengono pertanto “inaccettabile l’affermazione che il mancato pagamento sia un disservizio o comunque un grave pregiudizio della sanità pubblica, inteso come servizio pubblico”.
Precisano quindi che l’Azienda “si è fatta parte attiva per il recupero delle somme dovuto verso gli enti organizzatori e che sta provvedendo a pagare i lavoratori man mano che le somme vengono effettivamente incassate”.
“Sarebbe profondamente scorretto – aggiungono – utilizzare il finanziamento del servizio sanitario regionale e, quindi, soldi pubblici della collettività, per pagare attività in libera professione erogata a favore di un ente organizzatore esterno”.
“L’Azienda – concludono – ribadisce con forza di agire correttamente nei confronti dei propri dipendenti e di farsi sempre parte attiva per poter riconoscere il più tempestivamente possibile tutto quanto economicamente dovuto oltre allo stipendio regolare mensile, non solo perché contrattualmente dovuto ma perché segnale importante nel senso della valorizzazione della professionalità degli operatori”.
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