Saranno 264.990 gli elettori ferraresi (406 sezioni) chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla giustizia nelle giornate di domenica 22 e lunedì 23 marzo. In totale, in Emilia-Romagna saranno oltre 3 milioni e 365mila i cittadini che voreranno. A questi si aggiungono anche quasi 230mila elettori che votano dall’estero. I seggi, suddivisi in 4.525 sezioni, saranno aperti domenica 22 dalle ore 7 alle 23, e lunedì 23 dalle ore 7 alle 15. Le operazioni di scrutinio per il referendum avranno inizio subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti.
Esattamente in Emilia-Romagna gli elettori, secondo i dati aggiornati alla revisione straordinaria al quindicesimo giorno antecedente le elezioni e pubblicati su Il Dossier – Referendum 2026del ministero degli Interni, sono 3.365.878.
Sempre secondo il dossier del ministero degli Interni, gli elettori iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) e residenti in Emilia-Romagna sono 227.655, a cui si aggiungono 1.463 emiliano-romagnoli che, temporaneamente all’estero, votano per corrispondenza, per un totale di 229.118.
A Bologna, inoltre, sono stati istituiti 364 seggi Aire per lo scrutinio di schede relative alla circoscrizione Estero (precisamente dall’Europa). La ripartizione degli elettori in Emilia-Romagna, per provincia, è: Bologna 776.517 elettori (1.055 sezioni); Ferrara 264.990 (406 sezioni); Forlì-Cesena 300.315 (387 sezioni); Modena 524.647 (701 sezioni); Parma 335.341 (470 sezioni); Piacenza 211.506 (299 sezioni); Ravenna 294.453 (400 sezioni); Reggio Emilia 396.915 (476 sezioni); Rimini 261.194 (331 sezioni).
Non si tratta di un referendum abrogativo. Qui non si cancella una legge esistente, ma si decide se una modifica della Costituzione debba entrare in vigore oppure no. Non è previsto quorum. Conta solo la maggioranza dei voti validi. Ogni scheda pesa allo stesso modo, indipendentemente dall’affluenza.
Il punto centrale della riforma è la distinzione formale tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. Restano entrambi parte di un ordine autonomo e indipendente, ma seguono percorsi professionali separati. Non condividono più gli stessi organi di autogoverno, pur mantenendo le garanzie costituzionali di autonomia.
Il tema più discusso è il ricorso al sorteggio per la scelta dei componenti degli organi di autogoverno. Al posto del voto, la selezione casuale dovrebbe ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura. I sostenitori parlano di uno strumento per spezzare assetti consolidati. I critici temono invece una riduzione della rappresentanza e della responsabilità democratica.
Votare SÌ vuol dire approvare l’intera riforma costituzionale. La separazione delle carriere, i due Consigli Superiori, la Corte disciplinare e il nuovo sistema di selezione entreranno in vigore, dopo l’approvazione delle leggi di attuazione necessarie. Non ci saranno effetti immediati sui processi.
Votare NO comporta il mantenimento dell’assetto attuale. Magistratura unitaria, un solo Consiglio Superiore e nessuna modifica costituzionale. Il Parlamento potrà comunque intervenire con leggi ordinarie, ma ogni ipotesi di separazione delle carriere richiederebbe un nuovo iter di revisione della Costituzione.
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