La Terza Sezione della Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Ferrara con cui, lo scorso 29 ottobre, era stato confermato il decreto di sequestro preventivo di 4,9 milioni di euro nei confronti di due uomini, responsabili di due concessionarie multimarca ferraresi, attualmente indagati a piede libero nell’ambito di una maxi frode fiscale da 43 milioni di euro legata all’importazione di auto di lusso di provenienza tedesca.
I fatti risalgono allo scorso settembre, quando le indagini della Guardia di Finanza – dietro il coordinamento della Procura Europea di Bologna – avevano permesso di smantellare una rete italo-tedesca specializzata nella vendita di vetture di prestigio – Ferrari, Lamborghini, Porsche e altri marchi di alto livello – immatricolate in Italia senza il pagamento dell’Iva.
I finanzieri quindi, sotto la direzione dei gip dei tribunali di Ferrara e Trani, avevano dato esecuzione a sequestri patrimoniali e bancari per un valore complessivo di oltre 43 milioni di euro: congelati i capitali di otto società, sette terreni, tre immobili residenziali, un concessionario d’auto, 41 vetture di lusso e più di 50 conti correnti con oltre 1,2 milioni di euro di disponibilità liquide.
Oltre a quelli di Ferrara, l’operazione aveva coinvolto i reparti di Prato, Bologna, Andria, Trani, Molfetta e Crotone, con oltre quindici perquisizioni condotte in abitazioni, sedi aziendali e locali commerciali.
Le indagini erano partite da un esposto presentato da un acquirente, che aveva segnalato difficoltà nell’immatricolare in Italia una vettura usata acquistata tramite un concessionario multimarca da un venditore tedesco. Da quel punto di partenza, gli investigatori avevano ricostruito un flusso di vendite di oltre 1.700 veicoli, scoprendo un presunto sistema sofisticato di elusione fiscale basato su società di comodo estere intestate a prestanome, false fatturazioni e continui cambi di partita Iva per rendere più difficile risalire ai reali beneficiari del meccanismo fraudolento.
Dopo il sequestro, il pool difensivo – rappresentato dagli avvocati Alberto Bova, Marco Gemelli, Massimiliano Parpiglia e Bruno Salernitano – aveva fatto ricorso sulla legittimità del sequestro, recepito positivamente dalla Corte di Cassazione, che ha rinviato la vicenda per un nuovo giudizio davanti al tribunale di Bologna competente. Una decisione che è stata accolta “con sollievo dalle società ricorrenti, che contano nel più breve tempo possibile di poter riprendere la propria attività, che di fatto era stata sospesa a seguito del sequestro” commentano i legali.
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