Comacchio
19 Marzo 2026
L'associazione esprime una posizione netta e fortemente critica sull’intervento previsto

Dosso di Pugnalino, la Libera Caccia attacca: “Opera inutile, spreco di risorse pubbliche”

di Redazione | 2 min

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Comacchio. Il ripristino del dosso di Pugnalino accende il dibattito sul territorio, con l’Associazione Libera Caccia di Comacchio, guidata dal presidente Andrea Buzzi, che esprime una posizione netta e fortemente critica sull’intervento previsto.

Se da un lato viene riconosciuto il valore paesaggistico dell’opera, dall’altro non mancano perplessità sulla sua reale utilità. “Non c’è alcun dubbio che il ripristino del dosso di Pugnalino rappresenta un importante arricchimento del paesaggio naturalistico per il flusso turistico in transito dall’argine degli Angeli”, si legge nell’intervento dell’associazione. Tuttavia, la valutazione complessiva è severa: “Riteniamo però che in questo momento sia un’opera completamente inutile ed uno sperpero di denaro pubblico ingiustificato”.

A sostegno della propria posizione, la Libera Caccia richiama una serie di precedenti che, secondo l’associazione, dimostrerebbero l’inefficacia di interventi analoghi. “Nello scorso decennio il suo rifacimento è stato realizzato per ben tre volte. Ogni volta in maniera più solida con palizzate perimetrali. Inutilmente. Sempre inghiottito”. Una dinamica che, evidenziano, si è ripetuta anche in altre aree: “La stessa sorte è toccata ad un’altra dozzina di piccoli dossi ricostruiti in valle Vacca… Ancora: due dossi creati ex novo sui dossi della punta, a nord di Boscoforte, sono completamente spariti in due anni”.

La causa individuata è chiara e, secondo l’associazione, mai realmente risolta: “La solita: moto ondoso erosivo causato dagli alti livelli”. Una situazione che, anziché migliorare, sarebbe peggiorata: “Se qualcuno pensa che la situazione adesso sia cambiata ha ragione, ma in peggio (vedi subsidenza). Allora ci chiediamo: perché insistere?”.

Nel mirino finisce anche l’esperienza dell’argine degli Angeli, citata come esempio emblematico. “Vale la pena ricordare com’è stato ricostruito”, sottolineano, elencando gli importanti interventi strutturali realizzati. Nonostante ciò, “ancor prima di essere inaugurato l’argine ha presentato dei danni strutturali” e, a distanza di quattro anni, “presenta nuovamente dei punti critici”.

Da qui la domanda centrale posta dall’associazione: “Ora com’è possibile pensare che possa resistere un dosso che non verrà ricostruito con gli stessi criteri?”. Un interrogativo rivolto direttamente “ai finanziatori dell’opera (Comune e Regione), all’architetto che l’ha progettata e al responsabile del progetto”.

Infine, la proposta alternativa sull’utilizzo delle risorse: “Noi riteniamo che i 351.000 euro destinati per questo intervento dovrebbero essere impegnati nel mettere in sicurezza la valle”, intervenendo in particolare “nella riparazione di tutte le chiaviche (Caldirolo, Bellocchio, Fattibello)” e nell’assunzione di personale qualificato per la manutenzione e la gestione dei mezzi.

La conclusione è netta e indica una priorità precisa: “Solo quando avremo ottenuto i livelli adeguati potremo pensare di ripristinare i dossi, e non solo quello di Pugnalino”.

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