Spettacoli
19 Marzo 2026
Sabato 21 marzo il capolavoro del maestro ungherese in versione originale con sottotitoli italiani, nel nuovo restauro 4K distribuito da Movies Inspired

Il Cinema Boldini in Sala Estense omaggia Béla Tarr

di Redazione | 3 min

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Il Cinema Boldini in Sala Estense di Arci Ferrara dedica una proiezione speciale alla memoria di Béla Tarr con Le armonie di Werckmeister, in versione originale con sottotitoli italiani, nel nuovo restauro 4K distribuito da Movies Inspired: appuntamento sabato 21 marzo alle ore 21.00 in Sala Estense (piazza del Municipio 14, Ferrara), con apertura porte alle 20.30.

La proiezione è un omaggio che il Cinema Boldini ha voluto fortemente, a poco più di due mesi dalla scomparsa del regista ungherese, morto il 6 gennaio 2026 all’età di 70 anni dopo una lunga malattia. L’occasione è il ritorno nelle sale italiane dei suoi film grazie a Movies Inspired, che dal 20 marzo rimette in circolazione in edizione restaurata 4K i titoli fondamentali della sua filmografia: Ferrara è tra le prime città a rispondere, scegliendo quello che resta forse il film più visionario e magnetico del suo cinema.

Le armonie di Werckmeister, realizzato nel 2000 insieme alla co-regista Ágnes Hranitzky, è tratto dal romanzo La malinconia della resistenza di László Krasznahorkai, lo scrittore ungherese con cui Tarr ha costruito un sodalizio creativo durato decenni e che nel 2025 ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura.

Il film racconta la storia di János Valuska, un giovane postino di un piccolo villaggio della pianura ungherese, figura mite e visionaria che vive guardando il cielo e cercando di spiegare ai frequentatori di un bar l’ordine nascosto dell’universo attraverso il moto dei pianeti. La vita del villaggio viene sconvolta dall’arrivo di un circo che porta con sé una gigantesca balena imbalsamata e un misterioso “Principe”: attorno a queste due presenze si addensano tensione, paura e una violenza collettiva che esplode improvvisa e senza ragione apparente, travolgendo tutto.

Il film lavora per accumulazione e ipnosi: i celebri piani sequenza di Tarr -lenti, inesorabili, di una precisione coreografica assoluta- costruiscono un mondo in cui il tempo si dilata fino a diventare una forza fisica, e ogni immagine porta con sé un peso che è insieme concreto e allegorico. La scena della folla che invade l’ospedale, o quella iniziale in cui János fa danzare i corpi degli avventori del bar per mimare un’eclissi, sono tra le sequenze più potenti e citate del cinema contemporaneo. La colonna sonora di Mihály Víg, collaboratore storico di Tarr, accompagna il racconto con un tema musicale ossessivo e dolente che si deposita nella memoria.

Béla Tarr ha sempre rifiutato le letture puramente allegoriche del suo cinema, insistendo sulla concretezza delle immagini e sulla fisicità delle situazioni. Eppure Le armonie di Werckmeister resta un’opera che parla ben oltre il suo tempo e il suo luogo: parla di come la paura si trasforma in violenza di massa, di come il potere si nutre dell’irrazionale, di come la bellezza e la mitezza possano essere travolte dalla brutalità. Rivederlo oggi in sala, nel silenzio e nel buio che il suo ritmo esige, è il modo più giusto per salutare uno dei grandi maestri del cinema europeo.

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