Spettacoli
20 Marzo 2026
Domenica 22 marzo in anteprima e giovedì 26 al Cinema Boldini alla Sala Estense

“A History of Violence”. Il capolavoro di Cronenberg torna in sala

di Redazione | 3 min

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Il Cinema Boldini in Sala Estense di Arci Ferrara propone un doppio appuntamento con A History of Violence di David Cronenberg, in versione originale con sottotitoli italiani, nel nuovo restauro 4K realizzato nel 2025 da The Criterion Collection presso il laboratorio Company 3, a partire dal negativo scena originale 35mm e sotto la supervisione del direttore della fotografia Peter Suschitzky. Il film è distribuito in Italia dalla Cineteca di Bologna nell’ambito del progetto Il Cinema Ritrovato al cinema.

Prima proiezione domenica 22 marzo in matinée alle ore 10.30 (apertura porte ore 10.00, apertura con colazione), in anteprima rispetto all’uscita nazionale prevista per il 23 marzo; replica giovedì 26 marzo alle ore 21.00 (apertura porte ore 20.30).

A vent’anni dall’uscita, A History of Violence resta uno dei film più lucidi e inquietanti del cinema contemporaneo, e uno dei vertici assoluti della filmografia di Cronenberg. Tratto dalla graphic novel omonima di John Wagner e Vince Locke, con la sceneggiatura di Josh Olson, il film racconta la storia di Tom Stall (Viggo Mortensen), un padre di famiglia che gestisce un piccolo diner in una cittadina del Midwest americano: una vita ordinata, una moglie avvocato (Maria Bello), due figli, il rispetto della comunità. Quando due criminali minacciano il suo locale, Tom li uccide per legittima difesa con una destrezza micidiale che nessuno gli avrebbe attribuito. In poche ore diventa un eroe locale, ma quell’atto di violenza spalanca una porta che doveva restare chiusa: dal passato riemerge Carl Fogarty (Ed Harris), un uomo sfigurato che sostiene di conoscere Tom con un altro nome, e dietro di lui l’ombra di Richie Cusack (William Hurt), boss della malavita di Filadelfia e fratello dell’uomo che Tom è stato in un’altra vita.

Il film ha il DNA di un classico del western e di un thriller d’azione, ma Cronenberg ne fa qualcosa di radicalmente diverso: un’opera che si sottomette alle convenzioni del genere e al tempo stesso le mette in discussione dall’interno, scavando nelle motivazioni istintive della violenza e soffermandosi sulle sue conseguenze fisiche e psicologiche. La violenza nel film si manifesta in molti modi: eccitante, orribile, assurda, istintiva, deplorevole, logica, e Cronenberg lascia che queste sensazioni convivano in una sintonia inquietante, senza mai offrire una morale definitiva. Il risultato è un’opera scarsa e precisa, in cui ogni scena porta con sé un peso che non si esaurisce nella trama: la violenza è sui corpi, nei gesti, nella sessualità, nel modo in cui una famiglia si guarda dopo aver scoperto che il proprio centro era fondato su una menzogna.

La fotografia di Peter Suschitzky, che con Cronenberg ha firmato undici film, costruisce un paesaggio americano luminoso e placido che nasconde la frattura in ogni inquadratura, un’America da “Zona del Crepuscolo” come la definisce lo stesso regista: riconoscibile come reale, ma anche mitologica. La colonna sonora di Howard Shore accompagna il racconto con una tensione che non si scioglie mai del tutto.

Fuori dalle regole e ferocemente coerente, A History of Violence è un gioco mentale e uno studio sulla trasfigurazione tanto quanto Crash, Inseparabili e Videodrome: il tipo di film che merita di essere rivisto in sala, nel restauro che gli restituisce nitidezza e profondità, perché la sua forza non sta nella spettacolarizzazione ma nel modo in cui costringe chi guarda a interrogarsi sulla propria relazione con la violenza.

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