Lagosanto
18 Marzo 2026
A processo c'è un 60enne luogotenente dei carabinieri, che all'epoca dei fatti era vicecomandante di stazione a Lagosanto. A lui la Procura contesta la detenzione di munizionamento da guerra e l'omessa denuncia di materie esplodenti

Arsenale illegale in caserma. Parla il brigadiere che sospettò del collega

di Davide Soattin | 3 min

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Lagosanto. È ripreso ieri (martedì 17 marzo) mattina – davanti al giudice del tribunale di Ferrara – il processo a carico di un 60enne luogotenente dei carabinieri, accusato di detenzione di munizionamento da guerra e omessa denuncia di materie esplodenti. Secondo la Procura, l’uomo avrebbe detenuto illegalmente circa 350 munizioni, in gran parte cartucce calibro 9 Parabellum utilizzate per la pistola d’ordinanza. Inoltre, durante una perquisizione nella sua abitazione, sarebbe stato trovato in possesso anche di un barattolo contenente mezzo chilo di polvere da sparo, detenuto senza la necessaria autorizzazione.

I fatti sarebbero avvenuti tra il 18 e il 19 giugno 2024 a Lagosanto, dove il carabiniere – all’epoca vicecomandante di stazione e istruttore di tiro – prestava servizio.

Nel dettaglio, secondo l’accusa, la maggior parte delle cartucce sarebbe stata rinvenuta nel cassetto della scrivania del suo ufficio in caserma: complessivamente 260, di cui 245 calibro 9 Parabellum, custodite in scatole, e altre 15 sfuse, riconducibili a munizionamento da guerra. Le restanti 80 munizioni sarebbero invece state trovate all’interno di due armadietti negli spogliatoi della stazione, anch’essi – come il cassetto – chiusi a chiave. Durante la successiva perquisizione domiciliare, infine, gli inquirenti sequestrarono anche un barattolo contenente circa mezzo chilo di polvere da sparo, che l’uomo non avrebbe denunciato.

A scoprire quell’arsenale illegale, tramite una delle ispezioni trimestrali programmate, era stato il tenente colonnello dei carabinieri Luca Treccani, all’epoca comandante della Compagnia di Comacchio e oggi alla guida del Reparto Operativo dei carabinieri di Ferrara.

Durante la precedente udienza, Treccani aveva ricostruito le fasi dell’attività ispettiva che portò al rinvenimento del materiale, chiarendo come tutto fosse avvenuto nell’ambito di un controllo di routine. L’ispezione era poi sfociata nella segnalazione all’autorità giudiziaria, sia civile sia militare, e nell’immediata adozione di un provvedimento disciplinare nei confronti dell’odierno imputato (difeso dall’avvocato Giacomo Forlani), trasferendolo da Lagosanto a Ravenna, dato che il numero di munizioni rinvenute non trovò giustificazioni nelle dotazioni di servizio che a norma di legge spettano a un luogotenente dei carabinieri.

Durante l’udienza di ieri sono stati sentiti il comandante di stazione e un brigadiere dei carabinieri che, il giorno precedente all’ispezione di Treccani, aveva notato un cassetto della scrivania del luogotenente contenente munizioni per l’arma d’ordinanza. Quest’ultimo ha raccontato di aver aperto il cassetto mentre era alla ricerca di un timbro, di cui l’imputato disponeva in qualità di comandante interinale, necessario per completare alcuni documenti – timbro che, tuttavia, non è mai stato trovato. In quell’occasione, il brigadiere avrebbe notato che il cassetto era insolitamente pesante, circostanza poi riferita al comandante, che a sua volta aveva avvisato Treccani. All’interno si trovavano alcune scatole che, però, non vennero aperte fino all’ispezione del giorno successivo, quando furono rinvenute le cartucce per cui il 60enne è finito a processo.

Il processo tornerà in aula il 7 luglio per l’esame dell’imputato e la discussione.

 

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