Attualità
17 Marzo 2026
A Giurisprudenza i due ordinari di diritto costituzionale Nicolò Zanon (Sì riforma) e Enrico Grosso (Giusto dire no) dibattono sollecitati da Andrea Pugiotto

Referendum giustizia. Costituzionalisti a confronto

di Redazione | 3 min

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Il professor Cazzola parla di Montale all’Einaudi

Giovedì 19 marzo alle ore 11.15 all'Istituto "Luigi Einaudi" di via Savonarola, 32, il professor Claudio Cazzola terrà una conferenza su Eugenio Montale dal titolo "...sballottati / come l'osso di seppia...: una rilettura montaliana"

di Emanuele Gessi

Due costituzionalisti di alto rango si sono confrontati nell’aula magna del dipartimento di Giurisprudenza. Va da sé: al centro del dibattito c’erano le ragioni del sì e del no all’imminente referendum sulla giustizia. “Niente slogan e semplificazioni”, hanno ammonito in apertura la rettrice Laura Ramaciotti e il direttore di dipartimento Marco Magri, che davanti a una folta platea di studenti si sono detti soddisfatti, confidando in un momento in cui dare spazio a “complessità e pluralità di prospettive”.

Attori protagonisti sono stati due figure nazionali di spicco delle fazioni contrapposte. Nicolò Zanon, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Milano-Statale, è presidente del comitato Sì riforma. Enrico Grosso, lui ordinario di diritto costituzionale all’Università di Torino, presiede invece il comitato Giusto dire no.

La prima domanda mette i due in contrapposizione rispetto al tema di una riforma costituzionale che chiama alle urne il popolo. “La stessa magistratura associata – commenta Zanon – chiamata a un tavolo dalla presidente del consiglio, si è presentata esprimendo totale chiusura. Questo naturalmente ha determinato a un indurimento dei rapporti fino ad arrivare a una maggioranza assoluta e quindi alla richiesta di referendum”. Un esercizio di democrazia del corpo elettorale, chiamato a essere giudice per un giorno sui temi complessi del sistema giudiziario, che non scandalizza e non spaventa Zanon. Ma è nello scavalcamento del confronto politico che si configura una “forzatura”, gli risponde Grosso. Prosegue: “Può anche essere vero che l’Anm non ha dialogato ma l’Anm non è un soggetto politico parlamentare. Quindi il punto sono quelle forze politiche in Parlamento con le quali le riforme bisogna scriverle. Questa cosa non è avvenuta”. Sicché “lo spirito dell’articolo 138 è stato palesemente violato”.

Il confronto prosegue in maniera ordinata grazie alle sollecitazioni del professore Andrea Pugiotto, ordinario di diritto costituzionale di Unife. 5 minuti a testa e niente toni da talk show. Sulla separazione delle carriere, Grosso sostiene che la contiguità di cultura fra pm e giudici sia necessaria. Ne va della capacità dell’accusa di “essere sensibile ai diritti di coloro che vengono inquisiti”. Mentre per Zanon è l’effettivo equilibrio fra le parti coinvolte nel processo che va perseguito: “La giurisdizione non è una linea retta che porta necessariamente alla condanna del colpevole. La giurisdizione è conflitto di fronte a un giudice terzo”.

Imprescindibile un momento dedicato al nocciolo della modalità di composizione del Csm proposta dalla riforma, che avverrebbe tramite sorteggio. Per spezzare il presunto “ruolo decisivo delle correnti” secondo Zanon questo è il metodo giusto. Con il promotore del sì che assicura che “se ne sei fuori (dalle logiche delle correnti, ndr) non sei più garantito”. Ricorda: “Ho assistito a casi di questa natura. Con magistrati bravissimi che avendo rotto con la corrente di appartenenza tentavano invano di vincere il concorso per la Cassazione”. Zanon continua evidenziando come il sorteggio avverrebbe da un paniere qualificato e ritiene che sarà il presupposto per diminuire il controllo politico “perché non ci saranno più gli yes man”. Grosso contrattacca andando alle fondamenta della legittimazione. Allo stato attuale non si creano “rapporti clientelari, ma rapporti di responsabilità. Io mi riconosco non nella protezione clientelare del mio consigliere. Questa è una versione grottesca di considerare la dinamica. Ma mi riconosco nell’effettiva idoneità di quella persona che ho scelto a difendere in concreto giorno per giorno la mia autonomia e indipendenza”.

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