Ogni donna lo sa, anche quella di Destra che vuole farsi chiamare al maschile, sa che potrebbe diventare, in qualsiasi momento, vittima di aggressività maschile. Anzi farsi chiamare direttore anziché direttrice, architetto, avvocato o consigliere è un disperato tentativo di raggiungere un rispetto che noi donne sappiamo essere a rischio in ogni momento.
Questo è esemplificato dal fatto che un uomo, proprio nella giornata internazionale della donna, si è permesso di esprimersi nei confronti delle donne anziane come il più decerebrato tra gli esseri umani, usando espressioni volgari pubblicate sui social in occasione della manifestazione davanti allo scalone municipale di Ferrara.
Un nome e un cognome, probabilmente falsi, una pusillanimità fuori dal normale perché probabilmente di persona, di fronte “alle madame coi capelli bianchi e la dentiera” se la filerebbe via a gambe levate.
Abbiamo un maschile disperato che sta perdendo terreno di fronte alla crescente competenza femminile e che usa – come extrema ratio – il proprio ultimo strumento di potere, il cazzo! Un semplice organo riproduttivo che viene maneggiato come una clava, trasfigurandosi, quando non basta, nel coltello o nell’arma letale.
Un potere penetratorio sul corpo femminile che questo Paese non riesce a disconoscere, nemmeno da quando al potere c’è una donna.
Non è usando l’articolo maschile che il Premier donna o l’avvocato Bongiorno (presidente della Commissione Giustizia del Senato) saranno immuni dagli stessi rischi che qualsiasi donna corre ogni giorno sul luogo di lavoro, per strada e soprattutto in famiglia. Quella famiglia osannata dove si vuole scontato un consenso sessuale che scontato non è! Non può esserlo una volta per sempre, neanche dopo il sì davanti a Dio, come esaltato dall’ultima superficiale canzone di Sanremo.
“Se non è consenso è stupro” hanno urlato le donne tradite dall’avvocato donna che ha modificato il DDL 1716 (cosiddetto) Stupri, il quale interviene sull’articolo 609-bis del Codice penale, che prevedeva di punire gli atti sessuali compiuti senza un consenso libero, consapevole, inequivocabile e revocabile. Durante l’iter parlamentare, la modifica da consenso a dissenso introduce l’onere alla vittima di dimostrare che non c’era consenso. «L’atto sessuale – si legge nel nuovo testo – è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso». In pratica la violenza viene punita solo se avviene contro la volontà della persona.
Nell’Italia che ha abolito il delitto d’onore maschile solo nel 1981, la Destra riesce a disquisire sulla dinamica dell’atto di aggressione, specificando che la punizione avverrebbe anche quando “la persona si è trovata nell’impossibilità di esprimere consenso o dissenso perché è stata colta di sorpresa o non ha potuto reagire, paralizzata dalla paura o dall’imbarazzo”.
Come se per un atto sessuale a sorpresa fosse ammissibile un consenso!!
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