L’allestimento del grande palco in piazza Trento e Trieste, i camion che entrano e sostano nel cuore della città storica, gli spazi ridotti per pedoni e ciclisti e i banchi del mercato costretti a spostarsi. Sono immagini che, in questi giorni, hanno attirato l’attenzione di molti ferraresi. Tra loro anche il professor Romeo Farinella, ordinario di Progettazione urbanistica al Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, che in un lungo intervento riflette sul rapporto tra grandi eventi, gestione dello spazio pubblico e tutela del patrimonio storico della città.
“Per tre giorni di celebrazione di una radio privata e commerciale – osserva Farinella – la città pubblica viene sottratta ai suoi cittadini per tre settimane”. Un meccanismo che, secondo il docente, non riguarda soltanto piazza Trento e Trieste. In estate, ricorda, “sarà nuovamente il turno di piazza Ariostea, sottratta all’uso pubblico per più di un mese”.
Da qui nasce una domanda più ampia: se questo tipo di utilizzo degli spazi urbani sia compatibile con il riconoscimento Unesco di Ferrara come patrimonio dell’umanità. “Il riconoscimento di Ferrara – ricorda Farinella – riguarda la città storica, le mura e il suo impianto urbanistico rinascimentale”. Un sistema urbano nato alla fine del Quattrocento, fondato “sull’armonia delle prospettive urbane e sull’equilibrio tra architettura e spazio pubblico”.
Secondo il professore, l’uso sempre più frequente delle piazze storiche per eventi musicali di grande impatto merita una riflessione più ampia. “Negli ultimi anni le principali piazze della città sono state sempre più spesso utilizzate per grandi eventi musicali, con concerti rock, heavy metal e hip hop”, osserva. “Non vi è alcuna contrarietà verso questi generi musicali: fanno parte della vita culturale contemporanea. Ma vanno ospitati nei luoghi adatti”.
Il problema, spiega, nasce quando “l’equilibrio tra la delicatezza di questi spazi e le modalità di svolgimento degli eventi entra in conflitto”. Palchi di grandi dimensioni, torri audio, impianti tecnici e strutture temporanee possono occupare le piazze per settimane, limitando la fruizione libera di luoghi che rappresentano una parte fondamentale del progetto urbanistico rinascimentale della città.
“Se uno spazio monumentale diventa prevalentemente uno spazio per eventi – scrive – modifica il suo significato urbano e civico, soprattutto quando viene frequentemente privatizzato”. A questo si aggiungono altri aspetti: livelli sonori molto elevati, vibrazioni che alcuni studiosi ritengono potenzialmente dannose per strutture storiche e l’impatto sulla qualità della vita dei residenti. “Spesso i cittadini sono costretti a convivere con rumori notturni e con limitazioni di accesso alle proprie abitazioni”, sottolinea.
Nel suo intervento Farinella richiama anche il dibattito internazionale sulla tutela dei siti riconosciuti dall’Unesco. “Quanto sta accadendo da alcuni anni a Ferrara – scrive – potrebbe configurare uno scenario di ‘patrimonio in pericolo’”. Il professore cita i casi di Dresda e Liverpool, città che hanno perso il riconoscimento Unesco dopo interventi urbanistici considerati incompatibili con la tutela del patrimonio storico.
La riflessione si allarga poi ad altre questioni urbanistiche emerse nel dibattito cittadino. Tra queste l’ipotesi di realizzare un parcheggio multipiano nei pressi di piazzale Kennedy, vicino alle mura rinascimentali. Un progetto che, secondo Farinella, rischierebbe di incidere negativamente sul paesaggio urbano e di contraddire una visione moderna della mobilità.
“Un intervento di tale natura impatterebbe negativamente sulle mura rinascimentali e sul paesaggio urbano che le circonda”, scrive. Inoltre rappresenterebbe “un colpo mortale a un’idea di mobilità sostenibile che dovrebbe privilegiare il trasporto pubblico rispetto a quello privato, con parcheggi scambiatori collocati all’ingresso della città”.
Un altro tema riguarda il Parco urbano Giorgio Bassani, dove nei prossimi mesi sono previsti due grandi concerti di Vasco Rossi. Secondo Farinella eventi di queste dimensioni comportano inevitabilmente una forte pressione sul territorio: traffico, parcheggi, infrastrutture temporanee e possibili effetti sull’ambiente naturale.
“Eventi di queste dimensioni generano flussi di traffico, parcheggi improvvisati e un impatto sul suolo che può avere conseguenze anche sull’avifauna”, osserva. Il docente critica inoltre quello che definisce un diffuso ricorso alla retorica della sostenibilità. “Siamo immersi in una grande bolla di greenwashing”, scrive, riferendosi alle iniziative di compensazione ambientale annunciate in occasione dei concerti.
Nel suo intervento Farinella sottolinea che non si tratta di essere contrari agli eventi o alla vita culturale della città. “Ho ribadito più volte che una città viva ha bisogno di eventi, di cultura, di turismo e di attività economiche”, precisa. Ma proprio per questo diventa fondamentale interrogarsi sull’equilibrio tra queste attività e la tutela di un patrimonio urbano unico.
“Il riconoscimento Unesco non è soltanto un marchio prestigioso da esibire”, conclude. “È soprattutto una responsabilità: quella di conservare nel tempo l’integrità e l’autenticità di un paesaggio urbano rinascimentale che ha attraversato cinque secoli di storia”.
Per Farinella, dunque, le scelte che riguardano l’uso degli spazi pubblici, le infrastrutture e i grandi eventi dovrebbero essere valutate con grande attenzione e attraverso un confronto pubblico più ampio. “Preservare questo equilibrio è la sfida più importante per il futuro di Ferrara”, scrive. Una sfida che, secondo il docente, richiede di guardare oltre il ritorno economico immediato per tutelare il valore storico, culturale e civico della città.
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