Economia e Lavoro
16 Marzo 2026
L’associazione ottiene apertura dei vertici di Unife sulla rappresentanza di dottorandi e post-doc nel Senato accademico

Adi incontra la rettrice. Chiedono stabilizzazioni e aumento delle borse per tutti i dottorandi

di Pietro Perelli | 3 min

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Aumento delle borse per i dottorandi, misure che riducano le forme di precariato tra ricercatori e assegnisti di ricerca e dotare dottorandi e ricercatori di un seggio con diritto di voto al Senato accademico. In estrema sintesi sono queste le proposte che l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia ha portato davanti alla rettrice dell’Università di Ferrara Laura Ramaciotti e al direttore dello Iuss, professor Guidi. A quanto trapela però solamente sull’ultimo punto avrebbero ottenuto un’apertura.

Di dottorandi e dell’aumento delle borse di studio ne avevamo già parlato lo scorso 26 febbraio fa vista la decisione di Unife di portarle da 1195 a 1300 euro mensili. Un passaggio che però avverrà solo per gli iscritti al prossimo ciclo e che Adi vorrebbe invece garantire anche per chi ha ottenuto una borsa negli ultimi due anni. In tutto si tratterebbe di 215 iscritti per un costo di 886.132,5 euro, una cifra che per l’associazione Unife potrebbe tranquillamente permettersi. “Ci sarebbe piaciuto – aveva detto la coordinatrice di Adi Sofia Gualandi annunciando l’aumento delle borse dal prossimo anno – vedere un aumento immediato di tutte le borse, a partire dai cicli di dottorato già in corso, e non solo per i nuovi ingressi. Sarebbero bastate alcune centinaia di migliaia di euro, a fronte di un bilancio in utile di oltre 40 milioni. Così si crea una ingiusta discriminazione tra colleghi. Speriamo si possa presto rimediare”.

Durante l’incontro con la rettrice hanno chiesto di equiparare l’importo delle borse per tutti i cicli attivi, coprendo eventualmente con fondi di Ateneo la differenza economica. “Se comprendiamo la parziale o totale impossibilità di rinegoziare i contratti e le convenzioni già stipulate con finanziatori esterni – si legge nel documento -, suggeriamo che Unife copra con fondi propri detta spesa per i cicli 40° e 41°, così da evitare di applicare un trattamento differenziato tra soggetti con il medesimo inquadramento”.

In merito all’organico accademico e alla capacità di ridurre il precariato Adi sottolinea “l’importanza di investire nel reclutamento e nel rafforzamento strutturale”. Secondo i dati pubblici del Ministero e ripresi dall’associazione, a fronte di circa 570 docenti strutturati, risultano 147 ricercatori a tempo determinato e 302 assegnisti di ricerca, oltre a 315 docenti a contratto. “La distanza tra personale stabile e personale precario – scrivono nel testo presentato all’Università – appare dunque rilevante e merita una riflessione attenta nella definizione delle politiche di reclutamento dei prossimi anni”.

Attenzione che deve essere posto anche alla recente espansione del sistema universitario, favorita anche dai finanziamenti del Pnrr, che ha prodotto molte posizioni temporanee che oggi rischiano di rimanere senza prospettive di stabilizzazione. “Il contrasto al precariato – scrive Adi – non è soltanto materia contrattuale: è una questione di dignità professionale, di sostenibilità sociale e di responsabilità istituzionale”. Come per i dottorandi l’associazione ricorda l’aumento del costo della vita nell’attuale quadro economico e la conseguente incertezza nella quale vivono molti ricercatori che non possono “contrae su prospettive di medio-lungo periodo”.

“Senza stabilizzazione – scrivono – non esiste programmazione. E senza programmazione non è possibile compiere quelle scelte di vita fondamentali che attengono all’autonomia personale, alla costruzione di un progetto familiare, all’accesso alla casa e, più in generale, alla piena partecipazione alla vita sociale ed economica del Paese”. Chiedono quindi che sia data priorità alla stabilizzazione del personale precario come “segnale concreto di attenzione alle condizioni di lavoro e alla sostenibilità del percorso accademico, nonché di investimento nel futuro di Unife”.

Infine hanno discusso dell’unico punto in merito al quale pare abbiano ottenuto aperture più significative da parte dei vertici universitari. Attualmente la componente dottorale e post-doc non è rappresentata nel Senato Accademico di Unife nonostante queste categorie rappresentino circa 600-700 persone, con un ruolo significativo nella produzione scientifica e nelle attività didattiche dell’Ateneo. L’associazione propone dunque l’istituzione di un seggio elettivo con diritto di voto nel Senato Accademico per la rappresentanza dei dottorandi e dei ricercatori precari. Una misura già adottata in diversi atenei italiani.

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