di Tommaso Piacentini
La riforma della giustizia come tassello di un progetto politico per la dissoluzione della Costituzione. Questa la linea sostenuta da Sergio Merendino del coordinamento di Libera Ferrara durante l’incontro, rientrante nelle iniziative promosse dal comitato “Società civile per il no”, tenutosi giovedì 12 marzo al 381 bar Ristoro. Presente anche il professore ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università di Ferrara, Paolo Veronesi.
Merendino ha tracciato il proprio discorso definendo la riforma sulla giustizia come parte di un progetto politico volto a “mettere in discussione i tre poteri dello Stato”, mettendo così “in gioco la Costituzione”.
“Tutto è iniziato il 13 giugno del 2024, quando è stata presentato alla chetichella l’atto camera 1917: 7 articoli che devastano la Costituzione” ha spiegato Merendino, facendo riferimento al Disegno di revisione costituzionale, oggetto del referendum del 22 e 23 marzo prossimo.
“Il 26 gennaio 2025 ci fu la prima deliberazione (il Ddl è stato approvato, in sede di prima deliberazione, dalla Camera dei deputati in quella data ndr) e il 30 ottobre la quarta (data in cui l’Assemblea dei senatori lo ha approvato definitivamente, in sede di quarta deliberazione ndr)”.
“In 8 mesi e 14 giorni abbiamo assistito alla demolizione della Costituzione senza un confronto” ha infine affermato Merendino, confermando quella messa in discussione di due dei tre poteri dello Stato – quello legislativo e quello giudiziario – che il “progetto politico” retrostante al referendum vorrebbe portare a termine.
Non solo. Merendino ha dichiarato che anche l’ultima delle funzioni dello Stato sarebbe in pericolo: “Con il premierato si intacca il potere esecutivo ed è già stata approvata la prima parte” del disegno di legge di riforma costituzionale sull’elezione diretta del Presidente del Consiglio, passato alla Camera il 18 giugno 2024. “Sono altri 4 articoli della Costituzione che verrebbero modificati – ha spiegato Merendino -: l’intenzione è chiara, la Costituzione è un sistema di check and balance per cui togliendone un pezzo, anche il resto si sfascia”.
Merendino è poi entrato nel merito dell’indipendenza della magistratura, prevista dall’articolo 104 della Costituzione, in assenza della quale “si lede lo stato di diritto, i diritti civili e i diritti politici”. Un monito deriverebbe anche dalle sentenze della Corte Costituzionale, che dal 1957 al 2018 “ha ribadito per 8 volte la sacralità dell’indipendenza della magistratura”.
Smentita anche la teoria secondo cui la riforma, se approvata, abbatterebbe i tempi biblici della giustizia: “La riforma c’è scritto che è sulla giustizia, ma è una riforma sulla magistratura, sono due cose completamente differenti – ha dichiarato Merendino – . Carenza dei magistrati, carenza del personale amministrativo, infrastrutture obsolete, arretrati storici, inefficienza informatica: sono questi i problemi e invece si parla di distruggere la magistratura”. Per Merendino, basterebbe una legge ordinaria per modificare questi aspetti, senza intaccare la Costituzione.
Infine, Merendino ha sottolineato la similarità di intenti tra la separazione delle carriere proposta dal referendum e il programma di Licio Gelli, “Maestro Venerabile” della loggia massonica P2. Una somiglianza ammessa anche dal figlio Maurizio Gelli in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano”, in cui ha affermato che la separazione delle carriere risponde agli obiettivi del “Piano di rinascita democratica” della loggia massonica guidata da suo padre.
Più nel dettaglio della riforma è entrato il professore Veronesi, che ha definito la separazione delle carriere come “uno specchietto per le allodole”: “Il vero scopo della riforma è intaccare il Csm” ha dichiarato il professore, inquadrando la proposta di suddividere l’organo nella strategia “divide et impera”.
Uno dei grandi problemi della riforma consisterebbe, secondo Veronesi, nelle cosiddette deleghe in bianco: “Nei due Csm, uno per la magistratura requirente uno per quella giudicante, 2/3 dei membri saranno estratti a sorte ‘nel numero e secondo le procedure previste dalla legge’: questa è una delega in bianco”. La legge quindi che indicherà il metodo del sorteggio: “La norma costituzionale dovrebbe dare qualche indicazione per limitare il legislatore. Se non la dà, il legislatore potrà fare quello che vuole”.
Altra delega in bianco quella sul rimanente 1/3, ossia la componente laica, anch’essa estratta a sorte da un elenco di professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio, compilato dal Parlamento. “Questo elenco come sarà composto? Anche questo sarà disposto dalla legge. Più è ristretto l’elenco da cui si potrà attingere e più la selezione sarà mirata”.
Anche per quanto riguarda la teoria dell’eliminazione del cosiddetto “correntismo” tramite il sistema del sorteggio, Veronesi ne critica la veridicità: “I sorteggiati, comunque, non potrebbero appartenere a un’unica corrente che diventerebbe dominante all’interno del Csm? Se il sorteggio è la panacea di tutti i mali, poi, perché è prevista l’Alta Corte disciplinare?”
Proprio sull’Alta corte, infine, il professore ha sollevato alcuni dubbi: “Non si capisce perché dividere le carriere prima è l’obiettivo e poi nell’Alta Corte pm e magistrati vengano riuniti”.
In conclusione, ha aggiunto Veronesi, “in questo modo i magistrati che devono giudicare l’operato di altri magistrati si metterebbero in una posizione gerarchica superiore. La Costituzione non prevede ordini gerarchici nella magistratura”.
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