Spettacoli
15 Marzo 2026
Domenica 15 marzo al Ridotto del Teatro Comunale alle ore 10.30 sarà celebrato il centenario della nascita di György Kurtág

“Il pianoforte contemporaneo” con Albertina Della Chiara

di Redazione | 3 min

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La rassegna “Il Pianoforte Contemporaneo” di Ferrara Musica prosegue il suo ciclo con il quinto appuntamento al Ridotto del Teatro Comunale “Claudio Abbado”. Domenica 15 marzo, con inizio alle 10.30, la pianista Albertina Dalla Chiara celebra il centenario della nascita di György Kurtág (1926-2026), con un programma che partendo da Bartók, alle radici del modernismo ungherese, giunge fino alla frammentazione poetica di Kurtág, unendo il rigore della tecnica alla profondità della ricerca intellettuale.

L’ascolto si apre appunto con Béla Bartók, compositore tra coloro che più hanno rivoluzionato il linguaggio pianistico del Novecento. L’Allegro barbaro (1911) è un manifesto di energia pura: qui il pianoforte si spoglia della sua eredità romantica per diventare uno strumento a percussione, dominato da ritmi ostinati e scale che richiamano i canti contadini dell’Est Europa. La Suite op. 14, composta pochi anni dopo, si evolve verso l’astrazione. Se i primi tre movimenti sono percorsi da una vivacità nervosa e caratterizzati da uno Scherzo dai tratti grotteschi, il Sostenuto finale introduce un clima di desolazione meditativa.

Il cuore del concerto è dedicato proprio a György Kurtág. I brani scelti dai Játékok (Giochi) sono piccole miniature — a volte lunghe solo pochi secondi — che Kurtág concepisce come un diario intimo e aperto. Il titolo suggerisce l’approccio ludico di un bambino che scopre il suono per la prima volta, ma l’esito è di una densità filosofica estrema. I “fiori” (Virág az ember…) ritornano costantemente come simbolo della fragilità umana, mentre gli omaggi a grandi del passato (Verdi, Beethoven, Čajkovskij) e contemporanei (Ligeti, Kocsis) creano un dialogo atemporale tra le epoche. Ogni pezzo è un microcosmo dove il silenzio è importante quanto la nota suonata. In chiusura, le Szálkák (Schegge) op. 6/d mostrano il lato più scarno della sua scrittura. Nate originariamente per il cimbalom (strumento tipico ungherese), queste quattro “schegge” sonore riducono la musica all’essenziale. Dal furore del Molto agitato iniziale si giunge al Mesto finale, un’elegia funebre che svanisce lentamente, lasciando l’ascoltatore in una dimensione di sospensione e memoria.

La personalità artistica di Albertina Dalla Chiara è il risultato di un felice incontro tra la scuola russa e quella austriaca. Formatasi a Vienna con Stanislav Neuhaus, che ne lodò precocemente il “grande talento”, si è perfezionata al Conservatorio Čajkovskij di Mosca sotto la guida di Lev Naumov, erede della storica tradizione dei Neuhaus. Ha completato il suo percorso con Rudolf Buchbinder all’Accademia di Basilea, sviluppando un repertorio che spazia dai classici alle avanguardie del Novecento. La sua carriera concertistica l’ha portata a esibirsi nelle principali capitali europee (Berlino, Parigi, Londra, Madrid, Vienna) e in Cile, collaborando con istituzioni di prestigio come la Fondazione Arena di Verona, il Festival MiTo, la Sagra Malatestiana di Rimini e la Rai di Roma. Attiva anche nella musica da camera e nella divulgazione, ha collaborato con nomi illustri come Enzo Restagno, Quirino Principe e Antonio Ballista. Dal 2022 è docente presso il Conservatorio “F.E. dall’Abaco” di Verona, continuando parallelamente un’intensa attività di ricerca artistica e organizzazione musicale.

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