Politica
13 Marzo 2026
Il consigliere della Civica Fabbri chiede che gli impianti di accumulo a batterie siano considerati siti industriali sensibili

Bess, Caprini: “Servono regole ferree per Ferrara”

di Redazione | 4 min

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Ferrara si trova al centro di un dibattito sempre più acceso sull’installazione dei sistemi di accumulo di energia e batterie, i cosiddetti Bess. Proprio in questo contesto il consigliere comunale Luca Caprini (Civica Fabbri), ha depositato una mozione con cui chiede norme più stringenti, maggiori garanzie sulla sicurezza e una tutela concreta per la salute pubblica e per l’economia del territorio.

Il documento parte da una richiesta precisa: riconoscere gli impianti Bess come siti industriali sensibili. Secondo Caprini, infatti, le dimensioni e le caratteristiche tecnologiche di queste strutture le rendono assimilabili a veri e propri insediamenti industriali. I sistemi di accumulo sono costituiti da grandi container installati su vaste superfici cementificate, spesso su decine di ettari, all’interno dei quali sono collocate batterie al litio di grande capacità. Proprio per la natura di questa tecnologia, spiegano alcune analisi tecniche citate nella mozione e prodotte anche da enti come Ispra, esiste il rischio di innesco della cosiddetta “fuga termica”, il fenomeno noto come termale runaway che può provocare incendi particolarmente violenti.”

Non siamo di fronte a semplici batterie come quelle dei nostri telefoni, parliamo di insediamenti industriali ad alto impatto, progettati a ridosso delle nostre campagne e dei nostri centri abitati”, chiarisce Luca Caprini. “Ferrara non può permettersi di autorizzare questi siti senza un Safety Case, ovvero un piano di sicurezza avanzato che dimostri esattamente cosa succederebbe nell’aria che respiriamo in caso di incidente”.

La questione della sicurezza rappresenta uno dei cardini della mozione. Il Comune di Ferrara, sottolinea il consigliere, intende farsi promotore a livello regionale della definizione di linee guida precise per la gestione delle autorizzazioni. L’obiettivo è evitare che i singoli Comuni si trovino ad affrontare da soli progetti complessi presentati da grandi gruppi energetici internazionali. “Ferrara deve governare questo processo con rigore – afferma Caprini -. Non siamo contrari alla modernizzazione, ma chiediamo che avvenga nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza industriale e con la garanzia di un ritorno economico adeguato per la città”.

Tra le criticità evidenziate nel testo c’è anche il potenziale impatto ambientale di eventuali incidenti. Un incendio all’interno di un impianto Bess, si legge nella mozione, potrebbe generare un rogo chimico difficile da domare con i metodi tradizionali e liberare nell’aria gas tossici, tra cui acido fluoridrico, capaci di diffondersi anche per chilometri. A questo si aggiunge il problema delle enormi quantità d’acqua necessarie per raffreddare le batterie coinvolte nell’incendio. L’acqua utilizzata per lo spegnimento, una volta entrata in contatto con le batterie danneggiate, potrebbe contaminarsi con metalli pesanti come nichel e cobalto e con sostanze chimiche persistenti come i Pfas. Senza sistemi di raccolta e contenimento, sostiene Caprini, il rischio è che queste acque finiscano direttamente nelle falde, compromettendo terreni agricoli e risorse idriche per lungo tempo. “Senza vasche di contenimento a tenuta stagna obbligatorie – aggiunge – rischiamo un disastro ecologico che potrebbe segnare per decenni le nostre campagne. Ogni progetto deve prevedere infrastrutture industriali di drenaggio e protezione totale”.

La mozione affronta anche il tema economico legato alla diffusione degli impianti di accumulo. Secondo Caprini, il sistema attuale favorirebbe soprattutto le grandi utility energetiche, che grazie ai meccanismi del mercato e ai contratti con lo Stato possono contare su profitti consistenti e garantiti per periodi fino a quindici anni. Alle amministrazioni locali resterebbero invece compensazioni economiche limitate, calcolate su parametri considerati insufficienti rispetto ai rischi ambientali e industriali potenziali. “È un paradosso inaccettabile – sostiene il consigliere -: le multinazionali incassano milioni garantiti mentre ai ferraresi restano i rischi e compensazioni simboliche. Le risorse per il territorio devono essere riparametrate sulla reale redditività di questi impianti, così da poter finanziare mezzi di soccorso specializzati e una Protezione Civile adeguata a gestire emergenze di questa portata. La transizione ecologica è necessaria, ma non può trasformarsi in un assegno in bianco a scapito della sicurezza dei cittadini”.

Il testo della mozione si inserisce nel quadro normativo che sta evolvendo a livello nazionale e regionale. Con l’entrata in vigore della legge nazionale 4 del 2026, che disciplina l’individuazione delle aree idonee per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, e con la legge regionale attesa per aprile, Caprini chiede che la Giunta comunale si impegni a pretendere maggiore trasparenza scientifica nella valutazione dei progetti, con simulazioni indipendenti dei rischi chimici e della dispersione dei fumi. Il documento sollecita inoltre il coinvolgimento di una task force tecnica regionale che possa supportare i Comuni nelle valutazioni tecniche, evitando che le amministrazioni locali si trovino sole di fronte agli studi presentati dai grandi gruppi energetici.

Un altro punto centrale riguarda la difesa del suolo e del sistema agricolo ferrarese. La mozione indica come prioritaria la riconversione di aree industriali dismesse per l’eventuale installazione degli impianti, scoraggiando l’utilizzo di terreni agricoli produttivi. Infine viene richiesto l’obbligo di sistemi industriali di recupero e contenimento delle acque contaminate utilizzate nelle operazioni di spegnimento in caso di incendio.

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