Economia e Lavoro
12 Marzo 2026
Il presidente Salvi: "Soddisfatto per le performance ma c'è il rischio concreto è che in futuro rimanga un ricordo"

Fruitimprese. Esportazioni record per l’ortofrutta italiana

di Redazione | 5 min

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L’anno 2025 segna un nuovo primato per le esportazioni di ortofrutta fresca, il cui valore, in aumento dell’11% rispetto all’anno 2024, si attesta a 6.683.159.045 euro; positivo anche il risultato per le quantità esportate (3.922.204 tons) in aumento dell’8,1% rispetto all’anno precedente.

Sono in crescita anche le importazioni che segnano un +7% in quantità e +14,9% in valore, tanto che il saldo commerciale italiano risulta essere di 408.203.128 euro, in calo del 26,8% rispetto al 2024. Rimane negativo il saldo il volume (-195.960 tons) in leggero recupero (+7,7%) rispetto all’anno precedente.

Analizzando i singoli comparti spiccano i numeri in doppia cifra dell’export della frutta fresca (+12,8% in volume e +15% in valore), degli agrumi (+7,1% in quantità e +12,9% in volume); in leggera crescita le esportazioni di patate, legumi e ortaggi (+1,6% in quantità e +0,8% in valore).

Menzione di merito per le esportazioni di frutta secca, che aumentano del 24,4% in volume e del 35,4% in valore, un ottimo segnale per il nostro Made in Italy.

Chiude il panorama delle esportazioni la frutta tropicale, tipico prodotto in transito dai nostri porti verso il resto d’Europa, che, dopo anni di crescita, segna il passo con un -18,1% in volume e -10,2% in valore.

Parlando delle importazioni sono tutti segni positivi quelli in volume: tuberi, ortaggi e legumi +7,9%, agrumi +5,4%, frutta fresca +3,4%, frutta secca +14,6%, frutta tropicale +5,8%; mentre, per quanto riguarda i valori, scendono leggermente solamente quelli delle patate, ortaggi e legumi (-4.1%), mentre aumenta sensibilmente l’import di agrumi (+22,7%) e quello della frutta secca (+40,1%); in questo ultimo caso è stata determinante un’annata molto deficitaria dal punto di vista produttivo per il nostro Paese, a causa delle avverse condizioni atmosferiche nel momento cruciale della campagna.

Crescono infine anche le importazioni in valore di frutta fresca (+8,3%) e frutta tropicale (+7,6%).
Per quanto riguarda i singoli prodotti campioni del nostro export, ci sono numeri molto interessanti per le mele che sfondano il tetto di 1 milione di tonnellate esportate (1.056.986 per la precisione), in crescita del 17,24%, e che consolidano il primato di prodotto più esportato in valore (oltre 1,1 miliardi di euro) +16,03% rispetto al 2024.
Bene anche l’export di uva da tavola, che segna +16,25% in volume e +8,47% in valore, a testimonianza di una campagna di raccolta in generale positiva, nonostante alcune problematiche dal punto di vista qualitativo.

Numeri molto positivi anche per le esportazioni di kiwi, in crescita del 19,81% in quantità e del 26,45% in valore; questo prodotto contribuisce oggi al nostro export per quasi 700 milioni di euro, merito anche delle nuove varietà gialle e rosse che si stanno affermando sui mercati.

Per completare il quadro delle esportazioni, quelle di pesche e nettarine totalizzano un -6,93% in volume e un +19,78% in valore (anche in questo caso le nuove varietà stanno dando ottimi risultati), mentre spiccano i buoni risultati dei nostri agrumi, in particolare dei limoni che crescono di oltre il 40% sia in volume che in valore. Sono leggermente in crescita (+16,34% in quantità e +14,54% in valore) le esportazioni di pere, ma siamo molto lontani dai numeri di annate considerate “normali” per un prodotto che, negli ultimi anni, soprattutto per la varietà abate, sta soffrendo più di altri il cambiamento climatico e l’attacco degli insetti.

Per quanto riguarda i prodotti più importati, in leggera crescita l’import di banane (+3,52% in volume e +3,83% in valore), mentre continua a galoppare l’import di avocado, autentico protagonista delle nostre tavole con un +23,85% in volume; risultato un po’ meno esaltante per il valore (+11,38%) con i mercati che pian piano stanno calmierando i prezzi.

Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, si dichiara “molto soddisfatto per le performance delle nostre esportazioni nel 2025, ma lancia l’allarme per le conseguenze sul settore ortofrutticolo del conflitto in Medio Oriente che sta rallentando pesantemente i carichi diretti verso l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, Israele e gli altri paesi dell’area interessata”.

“L’Italia – aggiunge – è la maggiore esportatrice europea di ortofrutta verso il Medio Oriente, ogni anno invia soprattutto mele e uva da tavola per un valore complessivo che, nel 2025, ha superato i 150 milioni di euro.
Purtroppo, le esportazioni di mele si concentrano proprio nei primi mesi dell’anno e l’effetto negativo del conflitto si amplifica se consideriamo che il Canale di Suez stava riprendendo lentamente a funzionare e stavamo tornando sul mercato indiano e quelli del sud-est asiatico. Tuttavia, gli effetti della guerra agli Ayatollah non si esauriscono qui, la Turchia e l’Egitto sono storicamente i migliori partner dei paesi arabi e, al momento, vedono le loro esportazioni rispettivamente di mele e agrumi in stand by; il rischio concreto è che questi prodotti invadano il mercato europeo con effetti devastanti sul livello dei prezzi”.

“La nostra campagna agrumicola di esportazione – prosegue -, in particolare delle arance, che sta scontando gli effetti del ciclone Harry, si vede quindi ora messa in pericolo anche dal prodotto proveniente dall’estero, con anche il Sudafrica, da tempo protagonista nei mercati del Medio Oriente, che potrebbe dirottare i suoi carichi verso l’Europa, in concomitanza con l’arrivo sul mercato delle nostre varietà tardive”.

Purtroppo però, secondo Salvi, “il rischio che in futuro il 2025 venga ricordato come l’anno record per l’export italiano è concreto; l’instabilità internazionale, oltre che rendere impraticabili alcuni importanti mercati di sbocco, inciderà pesantemente sui costi delle aziende, sia in termini di energia che di fertilizzanti, riducendo la nostra competitività a livello internazionale”.

“Dobbiamo accelerare sull’apertura dei nuovi mercati – dice -, in particolare per le mele in Cina e in Messico e per l’uva da tavola in Sudafrica e Brasile. Il nostro Ministero sta investendo in questo senso, bisogna far presto e arrivare prima degli altri competitors europei, altrimenti il lavoro sarà vanificato”.

Intanto “a Bruxelles a tenere banco è sempre la questione agrofarmaci, si continua a lavorare alle modifiche del regolamento di base; gli Stati Membri sembrano sostanzialmente d’accordo per un cambio di approccio che metta l’agricoltura al centro e che permetta uniformità di trattamento tra gli operatori dei diversi paesi, oltre che condizioni di reciprocità con il prodotto proveniente dall’estero; ci auguriamo che la Commissione tenga conto delle esigenze del settore agroalimentare europeo e, con ritrovato pragmatismo, abbandoni le derive ideologiche che finora hanno condizionato le scelte”.

“Per quanto riguarda il settore ortofrutticolo italiano – conclude – sta emergendo con sempre maggiore rilevanza il problema della carenza di manodopera che rischia di minare il nostro futuro, come Fruitimprese ne parleremo con le altre parti in causa durante il nostro appuntamento assembleare previsto per il mese prossimo a Roma”.

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