di Tommaso Vissoli
Lo sgombero del Grattacielo di Ferrara diventa anche un caso di studio per gli studenti di diritto amministrativo dell’Università degli Studi di Ferrara. A spiegarlo, in una breve intervista effettuata dalla nostra testata, è il professor Marco Magri, ordinario di diritto amministrativo e direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, che insieme agli studenti attiverà uno sportello giuridico rivolto alle associazioni e agli abitanti delle torri dopo lo sgombero. L’iniziativa segue il modello della clinica legale: gli studenti ascolteranno i cittadini, ricostruiranno i fatti e offriranno orientamenti sui diritti e sui rapporti con le pubbliche amministrazioni, sotto la supervisione del docente.
Come nasce l’idea di attivare uno sportello legale dedicato alle associazioni e agli abitanti delle torri del Grattacielo?
L’idea nasce dall’interesse che questo caso suscita dal punto di vista giuridico e anche da una mia convinzione personale sull’utilità dell’insegnamento clinico del diritto. È un approccio didattico che coinvolge gli studenti nelle vicende reali che accadono alle persone nella società. Le cliniche legali nella forma dello “sportello”, quello che in ambito accademico si definisce anche “service learning”, sono già diffuse e sperimentate. Non c’è nulla di particolarmente originale, quindi; ma sono strumenti molto utili. Insegno da molti anni e ho sempre pensato che lo studio del diritto debba aprirsi anche ai casi concreti.
Quali sono i principali dubbi giuridici o le richieste di chiarimento che vi sono stati sottoposti finora dai residenti o dalle associazioni?
Le domande, finora, riguardano soprattutto l’inquadramento giuridico del diritto all’abitazione. Non tanto il diritto ad avere una casa in senso assoluto, ovviamente, ma il diritto ad essere assistiti quando una persona perde improvvisamente l’alloggio. Poi emergono altre problematiche legate alla situazione individuale delle persone: il permesso di soggiorno, i rapporti con le banche per chi ha un mutuo, i contratti di locazione o altre questioni amministrative.
Avete già espresso alcuni pareri o orientamenti su questioni specifiche?
Abbiamo già fornito alcune indicazioni di carattere generale. Per noi è importante soprattutto capire il tipo di problemi e di interessi che emergono. Il lavoro consiste anche nell’ascoltare le persone e ragionare giuridicamente a partire dalle situazioni concrete che ci vengono raccontate.
Che tipo di tutela o di informazioni può offrire concretamente lo sportello nei confronti delle pubbliche amministrazioni coinvolte nella vicenda?
Lo sportello ha una funzione informativa e di orientamento. Lo scopo è spiegare quali sono i diritti e gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Non si tratta di sostituirsi ai legali cercando soluzioni definitive, ma di aiutare i cittadini a comprendere il quadro giuridico in cui si trovano.
Il progetto è organizzato secondo il modello della clinica legale: come funziona concretamente il coinvolgimento degli studenti?
Il numero di studenti coinvolti è elevato. Le persone che si rivolgono allo sportello chiedono prima di tutto di essere ascoltate e spesso parlano direttamente con loro. Il mio ruolo è quello di supervisionare il lavoro e porre le questioni giuridiche che emergono dai casi. È un modo per insegnare loro a ragionare concretamente sui problemi.
Qual è il valore formativo di un’esperienza di questo tipo per gli studenti di giurisprudenza?
Il valore principale è imparare ad assumere un atteggiamento corretto nei confronti delle persone che chiedono aiuto. È un aspetto fondamentale per tutte le professioni giuridiche. In secondo luogo gli studenti possono vedere come funziona davvero il diritto amministrativo, ad esempio nel caso delle ordinanze del sindaco o dei provvedimenti che incidono sull’alloggio delle persone.
Pensa che questo modello di collaborazione tra università, cittadini e associazioni possa diventare replicabile?
Sì, certamente. Può essere applicato anche ad altri ambiti e ad altre materie. È uno strumento che integra la didattica tradizionale e permette agli studenti di confrontarsi con la realtà.
Che riflessione si può fare, dal punto di vista dei diritti, su situazioni come quella dello sgombero?
Giudicare o farsi un’opinione definitiva senza conoscere tutta la documentazione è difficile. Posso dire però che una persona che perde improvvisamente l’alloggio, soprattutto se ha una famiglia, non può essere lasciata per strada. Questo principio è sancito in numerose convenzioni internazionali ed è riconosciuto anche dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: si tratta di una forma di tutela minima, una sorta di “pronto soccorso abitativo”, che garantisce la dignità della persona. Naturalmente il problema delle risorse pubbliche esiste e non si possono mettere a disposizione servizi che non si hanno. Proprio per questo tuttavia è importante formarsi un’opinione giuridica che tenga conto di tutti gli aspetti prima di attribuire ragioni e torti. Il nostro obiettivo resta sempre lo stesso: studiare e aiutare a comprendere i diritti.
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