Cronaca
12 Marzo 2026
L'accusa è di induzione indebita a dare o promettere una utilità. La difesa: "Nessuna responsabilità, ma comportamenti perfettamente consoni e ordinari"

Caso Cidas. Chiesti tre mesi di condanna per Bertarelli

di Davide Soattin | 5 min

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Per il processo Cidas, ieri (mercoledì 11 marzo) mattina, la Procura di Ferrara ha chiesto la condanna a tre mesi per Daniele Bertarelli, presidente della cooperativa sociale ferrarese, attualmente alla sbarra con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità.

La stessa per cui – a dicembre 2024 – il gup Andrea Migliorelli del tribunale di Ferrara, con rito abbreviato, condannò l’ex vicesindaco Nicola Lodi a due anni e dieci mesi per le presunte pressioni al numero uno della coop fine di ottenere provvedimenti disciplinari nei confronti di un socio-dipendente, Daniel Servelli, che lo aveva criticato su Facebook con una frase che gli costò un processo per diffamazione aggravata chiuso con una multa.

I fatti sono noti. Lodi nella famosa lettera choc del 3 maggio 2020 resa pubblica da Estense.com aveva chiesto a Bertarelli di rimuovere il dipendente dall’incarico che stava svolgendo preso l’ospedale di Cona. Fatto “necessario per mantenere sereni rapporti collaborativi con la vostra cooperativa e che vogliamo non vengano meno per colpa di una persona di questo genere”. La collaborazione al tempo prevedeva diversi contratti e appalti per oltre 1 milione e 600mila euro.

Bertarelli non eseguì quanto richiesto da Lodi, ma procedette comunque alla sanzione disciplinare minima del richiamo verbale (avvenuto il 27 maggio 2020) e successivamente in un ulteriore avvertimento orale, nel corso di una discussione (registrata da Servelli) il 18 agosto successivo.

Pochi giorni prima Lodi aveva sollecitato nuovamente il presidente: il 14 agosto, in seguito ad altri post critici di Servelli, scrisse a Bertarelli di “valutare seriamente misure di limitazione di queste azioni”, pena il venir meno del rapporto di fiducia tra ente pubblico e società. Il destinatario della missiva rispose, via mail, promettendo l’adozione di nuove misure, che non furono adottate.

A formulare la richiesta di condanna è stato il pm Ciro Alberto Savino, titolare del fascicolo di indagine, chiedendo al collegio del tribunale di Ferrara – presidente Piera Tassoni – di concedere le attenuanti generiche al presidente di Cidas. Per la pubblica accusa, infatti, Bertarelli sarebbe stato in qualche modo “tirato per la giacca” in una vicenda in cui non avrebbe voluto essere coinvolto. Pur senza minacciare direttamente Servelli, avrebbe però esercitato “pressioni sulla volontà e sull’autodeterminazione” del lavoratore, dando vita a un “meccanismo di pressione dall’alto e coercizione induttiva“.

Bertarelli, dunque, pur non essendo costretto – ha proseguito il pm Savino – avrebbe deciso di indurre Servelli ad adottare determinate condotte, alle quali il lavoratore avrebbe poi obbedito. Condotte che il pubblico ministero ha definito “intermedie tra la concussione e la corruzione”, parlando di “persuasione e suggestione, oltre che di inganno e pressione morale“.

Il presidente della cooperativa, ha spiegato ancora il pm, “invece di dire a Nicola Lodi di farsi i fatti suoi e di non stressare la cooperativa, accoglie il meccanismo con una presa di posizione e, a sua volta, attua una condotta induttiva nei confronti di Servelli”, che avrebbe percepito le parole di Bertarelli come “tentativi minatori della propria volontà”.

Il pm ha quindi ricordato come nel fascicolo vi siano registrazioni, mail e “prove documentali che possono essere sufficienti di per sé per valutare in maniera completa i fatti”. Secondo il pubblico ministero, infatti, “Nicola Lodi tira in ballo i contratti tra Cidas e il Comune di Ferrara attraverso una procedura non minatoria, ma induttiva, rappresentando a Bertarelli il rischio di perdere un milione e 600mila euro di contratti se non avesse provveduto a demansionare o trasferire Servelli”.

“Bertarelli – ha proseguito il pm – che conosce bene Lodi e i metodi grossolani, spicci e a tratti grotteschi da lui utilizzati, prende in seria considerazione quanto gli viene detto e chiede scusa”.  E “auspica anche una proficua collaborazione tra Cidas e il Comune e ottempera a quanto gli viene chiesto”, finendo così – secondo la ricostruzione avanzata dalla pubblica accusa – per dimostrare “tutta l’induzione attuata da Lodi e da lui recepita”.

Una ricostruzione condivisa anche dall’avvocato Gaia Fabrizia Righi, legale di parte civile che assiste Daniel Servelli. La legale ha evidenziato come “Bertarelli, indotto dalla pressione di Nicola Lodi, finisca per trasferire a sua volta la propria pressione sul socio-lavoratore”, parlando di “pressioni idonee a modificare le abitudini sui social dello stesso Servelli”. Una condotta che, secondo la parte civile, avrebbe provocato “la limitazione della libertà di espressione e di pensiero” del lavoratore. “Di fatto – ha concluso l’avvocato – si è imbavagliato un cittadino“.

Ha invece respinto le accuse, chiedendo l’assoluzione del proprio assistito “perché il fatto non sussiste”, l’avvocato Simone Trombetti, difensore di Daniele Bertarelli. “Quella del mio cliente è stata una condotta perfettamente ordinaria e consona. Così bisognava comportarsi e così ci si è comportati”, ha sostenuto il legale. “In questo procedimento – ha aggiunto – la difesa si è difesa con i testi dell’accusa e, alla fine, dovremo farci soltanto due domande: quale sarebbe stata la condotta alternativa lecita? E quali sarebbero gli elementi di rimprovero da poter muovere a Bertarelli in tutta questa vicenda?”.

“Nicola Lodi – ha ricostruito il legale – chiede il demansionamento di Daniel Servelli. Daniele Bertarelli non risponde che lo demansionerà, ma replica in maniera diplomatica, senza acconsentire né aderire a quella richiesta, dicendo che farà ciò che potrà secondo la legge. È una risposta dovuta, nella quale non si perfeziona alcun consenso”.

“Non c’è, quindi, alcun incontro tra la domanda e la risposta – ha proseguito – tanto che alla fine viene adottato un provvedimento disciplinare molto blando e anche ben motivato, che Servelli non impugna e per il quale non sembra neppure prendersela troppo”.

Daniele Bertarelli – ha ribadito l’avvocato Simone Trombettinon promette di fare nulla di illecito. Nicola Lodi è sgraziato, è totalmente inopportuno, ma non formula mai una richiesta illecita. E anche se lo fosse, la risposta di Bertarelli è comunque no”.

“Quella che è stata svolta – ha aggiunto il legale – è un’attività lecita e una condanna per aver aderito all’induzione indebita avrebbe effetti devastanti“. Infine l’appello al collegio del tribunale affinché valuti “se ciò che materialmente Bertarelli ha fatto meriti la fine di una carriera politico-imprenditoriale e una condanna pulviscolare e infamante come quella che gli viene contestata, per aver detto no alle richieste e per essersi preoccupato del rapporto sociale”.

La sentenza è attesa per mercoledì 18 marzo.

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