Arrabbiati e delusi, è così che si sentono gli abitanti di Gaibanella e in particolare quelli della Borgata Stazione che sorge a pochi passi dalla centrale a biometano esistente alla quale se ne affiancherà una seconda.
Un sentimento che già covava ma che la sentenza del Consiglio di Stato con cui è stato ritenuto irricevibile il ricorso del Comune di Ferrara ha acuito.
“Non sono neanche riusciti a presentare le nostre osservazioni – ci dice la portavoce locale del comitato per il No al biometano Danila Ori – e il colmo è che il ricorso sia stato presentato in ritardo”.
La centrale si farà e gli abitanti dovranno “subire il doppio del traffico, il doppio dello smog, il doppio di tutto” perché le centrali diventeranno due.
“Da 12 anni subiamo cattivi odori – racconta Ori – e l’aumento del traffico causato dalla prima centrale, le strade sono da rifare ogni due anni”. Ora non rimangono più molte speranze di impedire la costruzione ma “visto che la dobbiamo subire almeno fatela con raziocinio”. Ori chiede che vengano seguite tutte le normative per diminuire al minimo l’impatto ambientale, sia esso odorigeno o di inquinamento.
“Continueremo a vigilare – ci dice – e controlleremo che tutto sia fatto almeno secondo le normative previste”. “Ci dispiace tanto – conclude – perché rovinano un paese. Ce lo aspettavamo e ora torneremo a organizzarci per capire come muoverci e far valere i nostri diritti”.
Sulla sentenza del Consiglio di Stato sono intervenuti anche il Coordinamento provinciale comitati No biogas/biometano e il Forum Ferrara Partecipata. “Da parte nostra – hanno scritto in un comunicato -, oltre ad evidenziare lo spreco di risorse pubbliche, non possiamo che ribadire il giudizio dato a suo tempo, e cioè che siamo stati in presenza di un’iniziativa dell’amministrazione comunale che si è mossa in modo del tutto incompetente e dilettantesco, senza alcun elemento di minima ‘professionalità’, oppure ad una scelta voluta, di chi afferma pubblicamente di contrastare la proliferazione di impianti di biometano e poi, al riparo dai riflettori, si comporta perché tutto ciò avvenga. In ogni caso, dimostrando un’assoluta inaffidabilità e una mancanza di volontà nel sostenere le giuste istanze provenienti dai cittadini”.
Spiegano che nei “prossimi giorni, dovrebbe partire la discussione per definire una nuova legge regionale relativa alle aree idonee dove collocare gli impianti di energia rinnovabile”. Si attendono “che da lì provengano scelte utili a fermare la proliferazione degli impianti di biometano nella nostra provincia e anche a regolare in modo serio l’installazione degli impianti fotovoltaici”. “Lo si può fare – spiegano – stabilendo che le zone di protezione Unesco siano considerate in modo largo, fissando un limite basso per l’utilizzo delle superfici agricole a livello regionale, provinciale e comunale, prevedendo che gli impianti collocati nelle aree agricole siano di taglia medio-piccola e finalizzati all’autoconsumo delle aziende e dei cittadini”.
“Su queste questioni – concludono -, riteniamo che la Regione debba intervenire in modo chiaro e che anche le amministrazioni locali – il Comune e la Provincia, anche tramite l’apposito Tavolo lì costituito sugli impianti di energia rinnovabile – facciano sentire la propria voce. Occorre invertire la tendenza inaccettabile a procedere senza elementi significativi di pianificazione nell’installazione degli impianti e, ancor più, garantire che la necessaria transizione ecologica ed energetica si compia sul serio nell’interesse dei cittadini e delle comunità territoriali”.
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