Attualità
10 Marzo 2026
Il Cps La Resistenza chiuso nel 2023 entra nel piano alienazioni. Ganzaroli: "Settanta iniziative gratuite all'anno ma per l'amministrazione è uno spazio privo di interesse culturale. Atteggiamento schizofrenico e poco trasparente"

Il Comune ha sgomberato il centro sociale per fare cassa

di Elena Coatti | 4 min

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A oltre due anni dallo sgombero disposto dal Comune per lavori di messa in sicurezza, l’ex scuola di via della Resistenza 34 – per anni sede del centro sociale La Resistenza – compare ora tra gli immobili che l’amministrazione comunale prevede di mettere in vendita.

Si avvera così la promessa elettorale di Nicola ‘Naomi’ Lodi ai neofascisti, anche se indirettamente perché “congelato” dalla legge Severino proprio mentre veniva approvato il piano delle alienazioni. Estense.com nel 2023 venne infatti in possesso di alcune intercettazioni raccolte dalla polizia giudiziaria risalenti al 2019 in cui i fratelli Ferretti – personaggi noti nell’estrema destra – si scrivevano: “Piano piano chiuderanno il centro sociale La Resistenza” e ancora “ti mando due vocali che mi ha inviato Naomo. Il primo parla di piazza Verdi. Il secondo di ciò che sta facendo per togliere soldi ai compagni“.

Detto fatto. Nel piano delle alienazioni allegato al bilancio 2026-2028 lo stabile è infatti inserito tra i fabbricati da alienare nel corso del 2026 con un valore stimato di 300mila euro. Secondo la scheda del piano patrimoniale si tratta di un fabbricato con una superficie catastale di circa 151 metri quadrati e un’area scoperta di circa 850 metri quadrati. L’utilizzazione attuale viene indicata come “vuoto”.

Una definizione che i responsabili del centro contestano. “Lo stabile è fermo da troppo tempo – afferma il presidente del centro sociale Francesco Ganzaroli -. Dopo 32 mesi di chiusura e abbandono è inevitabile che si parli di degrado, ma si tratta di degrado creato dall’inattività e dalla mancanza di interlocuzione con il Comune“.

La vicenda risale all’estate del 2023, quando il sindaco Alan Fabbri firmò un’ordinanza che disponeva la chiusura del centro sociale citando criticità strutturali dell’edificio e la necessità di interventi urgenti di messa in sicurezza.

Nei mesi successivi l’amministrazione ha sostenuto che fosse necessario presentare un progetto tecnico per la riqualificazione dell’immobile. I gestori del centro sociale, dal canto loro, avevano cercato di avviare un confronto con il Comune. Avevano anche raccolto 16mila euro di donazioni per contribuire ai lavori di sistemazione dello stabile.

“Il Comune ci aveva indicato interventi precisi e ci aveva detto che al termine dei lavori avremmo potuto riprendere le attività – spiega Ganzaroli -. Per questo avevamo raccolto i fondi necessari, ma quei lavori non sono mai partiti”.

Da allora, però, l’edificio è rimasto chiuso e non risultano interventi avviati.

Lo spazio di via della Resistenza rientrava nella convenzione tra il Comune di Ferrara e Ancescao per la gestione di diversi centri sociali cittadini. Quella con La Resistenza è ancora in vigore, con una durata prevista fino al 2034.

Ganzaroli contesta anche la ricostruzione amministrativa del 2023. “Il Comune ha sostenuto di aver concordato con Ancescao lo stralcio dello spazio dalla concessione, ma questo non è mai avvenuto. Proprio per questo abbiamo deciso insieme di presentare un ricorso al Tar“.

La questione è emersa anche nel dibattito politico cittadino durante la discussione del bilancio. In aula il consigliere Leonardo Fiorentini (Civica Anselmo) aveva sollevato il caso mentre si discuteva della vendita di Amsef, accusando l’amministrazione di “fare cassa”.

“Tra gli immobili che mettete in vendita – aveva osservato Fiorentini – ci sono anche edifici che risultano ancora oggetto di convenzione, come le scuole di via della Resistenza“.

Secondo Ganzaroli la decisione rappresenta “un atteggiamento schizofrenico, non trasparente e svilente da parte dell’amministrazione di Ferrara“. E aggiunge: “Vogliono vendere La Resistenza e lo fanno sostenendo che lo spazio sia vuoto e privo di interesse culturale”.

Da qui il presidente ricorda gli oltre 70 eventi gratuiti annuali che proponeva il centro a più di 1100 soci.

“Non sappiamo ancora come andrà a finire questa storia – continua Ganzaroli -, sono ancora in corso interlocuzioni tra Ancescao e il Comune di Ferrara ma non sappiamo che esito avranno. Sopratutto perché come Cps La Resistenza siamo stati tagliati fuori da questi incontri, oltre che da qualsivoglia interlocuzione”.

“Ciò che sappiamo è che condanniamo questo modo di agire che dimostra, ancora una volta, come il piano dell’amministrazione sia unicamente quello di voler sopprimere il mondo del terzo settore – ribadisce il presidente -. Ma è chiaro anche un altro dato: il volontariato, l’attività culturale e sociale, il lavoro costante sull’attualità e l’esistente non possono certo essere cancellati da un colpo di spugna politico e amministrativo”.

Nel frattempo, il centro sociale continua le proprie attività anche senza sede nonostante tutte le difficoltà. Tra queste, presto partirà il festival Ad Alta Voce: “È proprio questo il nome che riproponiamo alla sua seconda edizione ad aprile-maggio 2026 – conclude Ganzaroli -. Un evento in cui riscoprire radici storiche e culturali ferraresi e di tutta Italia, partendo dai canti popolari e attraversando le ricorrenze del 25 aprile e del 1 maggio”.

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