di Lino Aldrovandi (intervento tratto dalla pagina Facebook)
Sul Referendum del 22-23 marzo: Voglio premettere che i poteri dello Stato Italiano basati sul principio di separazione dei 3 poteri esistono per limitare l’assolutismo, e come tutti sanno (forse) sono suddivisi in tre funzioni principali, affidati a organi distinti e autonomi: legislativo (Parlamento), esecutivo (Governo) e giudiziario (Magistratura). Ciascun potere controlla gli altri per garantire equilibrio, indipendenza e rispetto della Costituzione.
Con il referendum del 22-23 marzo prossimo venturo che riguarda la riforma della giustizia per cui non è previsto il raggiungimento di un quorum, ovvero la riforma sarà approvata o respinta in base alla maggioranza dei voti validi espressi, indipendentemente dal numero di votanti.
E questo è un fatto importante a cui ogni cittadino dovrebbe esprimere il suo parere, perché la giustizia riguarda tutti, poveri, ricchi, belli e brutti…
E la maledetta storia di Federico cosa c’entra con questo Referendum? C’entra eccome e lo dice chiaramente un uomo di magistratura, un Giudice, Francesco Maria Caruso, il Giudice che condannò senza se e senza ma chi uccise Federico senza una ragione, con un PM (Nicola Proto) che si battè insieme a lui per dare un senso a quelle parole giuste e grandiose “La Legge è Uguale per Tutti”, poste sulle pareti di fondo delle aule dei tribunali italiani.
Orbene a mio modesto parere sono d’accordo con chi sostiene che si rischia di indebolire l’indipendenza della magistratura e di sottoporre il PM (pubblico ministero) al controllo del potere politico, ovvero con una figura meno garantista, subordinata al potere esecutivo (Governo). Nella maledetta storia di Federico come in tante altre storie maledette quante volte ho sentito dire dalla politica “io a prescindere sto con le forze dell’ordine”, senza capire che quella parola “prescindere” accomuna in parole povere e semplici “il buono e il cattivo”. La Polizia è una ed è unica e basta, poi è chiaro che dovrà sempre avere gli anticorpi per estirpare chi avesse a macchiarla, senza preconcetti. Punto.
Voterò quindi NO caro Federico a questo Referendum, riportando di seguito, le parole conclusive del pensiero espresso alla fine del video dal Giudice Francesco Maria Caruso (il Giudice del tuo primo processo, ma anche di quello della Strage di Bologna), per cui non posso che riporre in lui una grande stima ed un grande senso di fiducia per quello che fece insieme al PM Nicola Proto nel processo madre della tua (nostra) maledetta storia.
Invito pertanto a vedere, ma soprattutto ad ascoltare il prezioso contributo dato dal video (sulla piattaforma/canale Nodi) di Paolo Bertazza a riguardo. Un video di 41 minuti realizzato e presente sulla piattaforma Nodi di Paolo Bertazza (analizzare i “nodi” del passato per riconoscere le dinamiche ricorrenti della società e riflettere su come costruire un futuro più giusto e libero). Per riflettere su tante cose che, ripeto, ci riguardano tutti, direi in questo caso, quasi una lezione sui diritti costituzionali… da ascoltare con molta attenzione dal minuto 29’ 50” fino alla fine del video: a domanda di Paolo Bertazza al minuto 36’55”: “la senatrice Cucchi ha detto che con un esecutivo (governo = potere esecutivo) con una magistratura (magistratura = potere giudiziario) debole ha detto che con un esecutivo molto forte (potere Governo) e con una magistratura debole (potere giudiziario) e assogettata al potere politico forse non avremmo conosciuto casi come Aldrovandi e Cucchi. Alla luce della sua esperienza nel processo Aldrovandi è un’ipotesi plasusibile o una forzatura?” Risposta di Francesco Maria Caruso: “Guardi è un’ipotesi che è evidente che si deve fare, noi non possiamo dire cosa sarebbe stato, cosa sarebbe, cosa sarà domani. Possiamo fare delle ipotesi e prevedere degli scenari, e allora nel momento in cui abbiamo un pubblico ministero, la separazione delle carriere, e quindi un corpo di pubblici ministeri, autonomi e indipendenti, che entra in rapporto simbiotico con la polizia giudiziaria, perché la polizia giudiziaria diventa il suo strumento fondamentale, lo è anche adesso, però nel modello attuale la polizia giudiziaria è strumento ma anche soggetto al controllo del pubblico ministero che limita, condiziona, verifica, la legalità del suo agire. Nel momento in cui il pubblico ministero, polizia giudiziaria diventano un corpo unico, si sostengono a vicenda, la polizia giudiziaria fa le indagini per il pubblico ministero, per poi alla fine deve portare dei risultati in termini di processi e condanne, nel momento in cui si realizza, come dire, questa complicità di rapporto perché rapporto funzionale ad uno scopo comune, allora è giusto chiedersi ma quando commettono un delitto gli agenti di polizia, che devono lavorare con il pubblico ministero, gli devono dare gli strumenti, gli devono dare i mezzi, gli devono dare poi la possibilità di rivendicare successi, perché il pubblico ministero separato è un pubblico ministero che si valuterà in base alla qualità delle indagini, in base ai risultati delle indagini, in base ai risultati dei processi, che possono essere solo, a questo punto, solo condanne. Il pubblico ministero oggi vince il processo anche quando c’è un’assoluzione perché si realizza un fatto di giustizia e di verità, domani sarà un pubblico ministero che verrà valutato in base ai risultati acquisiti e alla condanna. E allora, se la polizia giudiziaria è lo strumento per questo organo pubblico di accusa per realizzare i suoi obiettivi si scoprissero i risultati, non c’è dubbio che potrà verificarsi una fase in cui come si dice “una mano lava l’altra”, cioè io tutelo fino a che posso e quando c’è la possibilità di non far emergere fatti criminosi da parte vostra, se posso, in qualche misura espando al massimo le possibilità di valutare in maniera, come dire giustificazionista quello che avete fatto. Quindi senza dire il caso Cucchi e il caso Aldrovandi, certamente il caso Aldrovandi, un caso diverso dal caso Rogoredo, alla fine la polizia ha collaborato, nel caso Aldrovandi c’è stata una copertura. Ecco in casi come questi, la tentazione per il pubblico ministero di non affondare nei confronti dei suoi più stretti collaboratori sarà fortissima. E quindi il risultato che avremo non sarà più un risultato di giustizia. In questi casi avremmo forte un rischio di impunità per i delitti delle forze dell’ordine.
qui il video tratto da NODI di Paolo Bertazza
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