Il Consiglio di Stato ritiene “infondato” l’appello presentato dal Comune di Ferrara nel novembre del 2025, dopo che il Tar dell’Emilia Romagna aveva dichiarato irricevibile il ricorso dell’amministrazione contro l’autorizzazione rilasciata da Arpae alla società BioFE Srl per la costruzione di un impianto privato di produzione di biometano a Gaibanella.
Il Tar aveva dichiarato irricevibile il ricorso del Comune per tardiva presentazione. Il Comune contestava invece l’impostazione seguita poiché il tribunale aveva “ritenuto applicabile il rito speciale previsto per gli interventi legati ai fondi Pnrr, anziché quello ordinario”.
“Nel caso di specie – si legge nella sentenza del Consiglio di Stato che conferma la decisione del Tar – è emerso in modo incontestato, come chiarito dal T.a.r., che l’impianto oggetto dei provvedimenti impugnati, rientrava a pieno titolo tra le opere strategiche per il raggiungimento dei target di decarbonizzazione europei e nazionali ai sensi del vigente Pnrr”.
Viene inoltre sottolineato come il ricorso introduttivo sia stato notificato il 14 marzo del 2025 e depositato l’11 aprile, ben oltre il termine di 15 giorni. “Ne consegue – si legge – che correttamente il T.a.r. ha dichiarato l’irricevibilità del ricorso di primo grado”.
“La centrale di biometano di Gaibanella, purtroppo, si farà – è il laconico commento di Davide Nanni (Pd) – e a pagarne il conto saranno i ferraresi grazie al pasticcio legale confezionato dall’Amministrazione comunale”.
Un pasticcio costato quasi 25mila euro come lo stesso Nanni ricorda. Cinquemila sono le spese processuali indicate a carico del Comune di Ferrara dalla sentenza del Consiglio di Stato, la parte restante, sottolinea il dem, “una parcella di 19.166,67 euro all’avvocato incaricato dal Comune”.
Già all’epoca della sentenza del Tar Nanni aveva definito il ricorso “un pasticciaccio brutto”. Oggi lo definisce “un grossolano errore procedurale che ha vanificato la mobilitazione dei residenti di Gaibanella e gli sforzi bipartisan fatti dalla politica ferrarese per bloccare un progetto fortemente impattante”.
Il vero problema, secondo il dem, rimane “la straordinaria proliferazione di impianti biogas e biometano nella nostra provincia”.
Un problema che la Regione Emilia-Romagna sta cercando di tamponare “definendo misure concrete per regolare la diffusione di questi impianti, anche alla luce del recente D.l. n. 175/2025”. Al contrario, secondo Nanni, “i ritardi del Governo nel definire paletti precisi sulle ‘aree idonee’ dove costruire impianti da fonti rinnovabili hanno favorito ovunque speculazioni e obbrobri ambientali, speriamo che le nuove norme aiutino anche il nostro Comune a evitare costosi errori”.
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