“Siamo di fronte a un’evidente manovra speculativa come è già accaduto in passato di fronte a un’instabilità politica: appena scoppia una crisi geopolitica aumenta subito il prezzo del petrolio e del gasolio”, commenta il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Ferrara, Massimo Piva.
Parliamo di un aumento del 30% – da 78/80 centesimi a 1,07 in poco più di una settimana e l’impennata è arrivata il giorno dopo l’attacco americano in Iran. “A questo punto – aggiunge Piva – ci aspettiamo che il prezzo continui a salire e quindi si arrivi facilmente al 40%”.
Mentre la tensione internazionale sale, a pagare il conto sono dunque le aziende agricole, già in forte stress economico dovuto proprio alle quotazioni all’origine costantemente in contrazione e all’aumento dei costi di produzione. Una fiammata dei prezzi dei carburanti che, secondo Cia-Agricoltori Italiani Ferrara appare poi del tutto ingiustificata perché legata principalmente alla minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz, un corridoio navale dove transita infatti un quinto delle riserve mondiali di petrolio (circa 20 milioni di barili al giorno) e il 20% del commercio globale di gas naturale liquefatto.
“Comprendo – continua Piva – che siamo di fronte a una situazione in Medio Oriente del tutto straordinaria e gravissima, anche in termini sociali e umani. Ma da un lato fatico a credere che i colossi della logistica non abbiano un’alternativa in caso di chiusura dello Stretto o che non gli venga garantito un passaggio. Dall’altro mi chiedo: anche se così fosse, possibile che l’aumento dei carburanti sia così repentino? Il petrolio, evidentemente, è stato teletrasportato alla velocità della luce dallo Stretto alla pompa. Una situazione surreale e gravissima che pesa inevitabilmente sui bilanci e i redditi delle nostre aziende agricole, che vedranno aumentare i costi in un contesto dove i prezzi dei cereali restano stagnanti: se prima per il grano, a fronte di 100 euro di spesa ne incassavamo 93, da oggi il divario sarà ancora più drammatico. Immagino poi che a questo seguirà anche un aumento dei fertilizzanti, visto che sempre dallo Stretto di Hormuz transita un terzo del commercio mondiale dei prodotti usati nel settore agricolo per le concimazioni. Penso, inoltre, alle famiglie, ai nostri pensionati agricoli e non solo che spesso vivono con la pensione minima e si troveranno a dover affrontare bollette energetiche ancora più pesanti. Credo che in questa situazione il nostro Governo non possa guardare dall’altra parte: per questo chiederemo come associazione alla nostra struttura nazionale di sollecitarlo a intervenire per fermare le speculazioni attraverso l’istituzione di un’authority di controllo che monitori i flussi e i prezzi, per evitare che i costi energetici portino al collasso il settore primario. Incredibile – conclude Piva – come i tentativi delle potenze mondiali di ‘esportare democrazia’ finiscono per condizionare pesantemente la vita delle persone comuni, con ripercussioni dalle proporzioni incredibili che ricadono sulla povera gente, sui territori, sulle imprese”.
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