Ci sarebbe stato – o almeno, così sembra – un movente di natura sentimentale all’origine dell’aggressione tra due uomini avvenuta due anni fa nelle vicinanze di piazzetta Cacciaguida, a pochi passi dal Castello Estense. Il fatto, accaduto il 28 maggio 2024, era salito agli onori delle cronache dopo la denuncia dell’avvocato Fabio Anselmo che, da candidato sindaco per il centrosinistra, ne aveva dato notizia tramite i propri social network, essendo successo tutto nei pressi della sede elettorale della lista civica che in quei mesi lo sosteneva.
Ieri (mercoledì 4 marzo) mattina, la vicenda è tornata nuovamente davanti al collegio del tribunale di Ferrara. Imputato per quel fatto c’è oggi un uomo 46enne di nazionalità straniera, finito a processo con la duplice accusa di rapina e lesioni aggravate nei confronti di un altro uomo di nazionalità tunisina che, secondo il quadro accusatorio ricostruito dagli inquirenti, quel giorno, sarebbe stato inizialmente aggredito e poi rapinato di una somma di denaro, oltre che del telefono cellulare, davanti al bar Egò Lounge, locale situato in via Beretta.
Il motivo della lite tra i due – come detto precedentemente – potrebbe essere legato a una donna che lavorava nel bar, anche lei ascoltata ieri mattina. L’ipotesi è formulabile dopo la testimonianza del titolare del locale, che in aula ha ripercorso le tappe dell’agguato, raccontando come l’aggredito fosse seduto – in compagnia di un altro uomo – nell’area esterna del bar, quando è arrivato il presunto aggressore. Questi avrebbe quindi prima iniziato a “inveire verbalmente” e poi i due avrebbero iniziato la zuffa – dove ad avere la peggio è stato l’uomo tunisino – con “spintoni, pugni e infine il lancio di sedie“.
Il bilancio fu il seguente: uno dei due rimase ferito e venne soccorso dai sanitari del 118 e dalla polizia di Stato, l’altro riuscì a fuggire e venne successivamente identificato, mentre sparse ovunque rimasero ben evidenti delle macchie di sangue. In un primo momento si era ipotizzato che l’aggressione fosse avvenuta con il collo di una bottiglia, ma né chi è stato ascoltato, né le immagini delle telecamere di sorveglianza, più e più volte mostrate in aula, hanno potuto confermare la circostanza, né sono stati rinvenuti cocci di vetro rotti a terra.
“Non era la prima volta che i due entravano in conflitto”, ha dichiarato il testimone. Circa un mese prima, ha aggiunto, era avvenuta un’altra lite, a ruoli però invertiti: in quell’occasione l’attuale parte offesa aveva “provocato in maniera pesante” l’imputato, prima verbalmente e poi fisicamente, costringendolo a difendersi. Dalla testimonianza è emerso inoltre che il litigio dell’attuale procedimento avrebbe avuto come ‘pomo della discordia’ proprio la donna che lavorava nel bar, che – come da lei stessa affermato – aveva avuto in passato una relazione con entrambi gli uomini.
Il titolare del locale ha inoltre precisato che l’uomo aggredito “non era la prima volta che dava segni di escandescenza e creava problemi, spesso insultando la stessa donna“. E lo faceva nonostante le “ripetute richieste di allontanarsi” mai rispettate. L’attuale imputato invece, ha chiuso la propria testimonianza, era un “cliente abituale del locale che non ha mai creato problemi“.
Il processo tornerà in aula il 6 maggio.
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