Attualità
4 Marzo 2026
Il presidente di CoopCastello interviene all'assemblea Legacoop e analizza amaro l'economia estense che “neanche tanto lentamente sprofonda”

Loredano Ferrari: “Da Ferrarese chiedo scusa per il dramma del Grattacielo”

(Foto di Riccardo Giori)
di Redazione | 4 min

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Un sindaco che abbandona una parte ci cittadini, preferendo organizzare feste e triturando tramite social gli oppositori. È il quadro che Loredano Ferrari, presidente di CoopCastello, cooperativa di abitazione, dipinge come ritratto di Alan Fabbri.

Ferrari è intervenuto sul palco dell’assemblea di Legacoop Estense per parlare del settore casa e per mettere in campo a livello regionale “una risposta a una vera e propria emergenza abitativa che, se non guidata e governata, può produrre una vera e propria emergenza sociale”.

Valutando il quadro nazionale, Ferrari nota come ad oggi ci sia un’evidente difficoltà di riperimento delle risorse per affrontare con la giusta determinazione un tema di tale portata. “Mancano le risorse, può darsi – afferma -, ma oggi il Paese ha bisogno non solo di investimenti sul fronte degli armamenti, ma di politiche che rispondano ad esigenze indelogabili utile alla più ampia coesione sociale”.

Nel frattempo, prosegue, “mentre alcuni continuano nello storytelling degli annunci, tra pochi giorni Legacoop presenterà la proposta di un vero piano casa che prevede la realizzazione di 20.000 nuovi alloggi con caratteristiche di prezzi accessibili per canoni sostenibili, da realizzarsi in dieci anni e con un investimento previsto e programmato di 4,9 miliardi di euro”.

Diverse città si sono immediatamente attivate nei modi più diversi. Sono nate Agenzie casa, fondazioni, agenzie sociali per l’affitto ecc.

“Noi stessi cooperatori emiliano romagnoli del settore abitanti in Legacoop – continua Ferrari – abbiamo deciso che per essere pronti a questa nuova sfida fosse necessario dotarci di nuovi strumenti operativi. Oggi la cooperazione abitanti in Legacoop, divisa e indivisa, avrà uno strumento nuovo che arriva dalla costituzione di Convivere Emilia Romagna, un nuovo consorzio che ci vede tutti indistintamente rappresentati, pronti a nuovi risultati utili, a far crescere il movimento, di pari passo con le nuove sfide”.

Diverse città, ma non tutte, si stanno muovendo: “Parma, corre, Bologna insegue. Modena, Forlì, Cesena, Reggio, Ravenna si stanno dotando di nuovi strumenti per accompagnare e sostenere percorsi che possano riportare la casa, intesa come un diritto primario inderogabile, che diventa veicolo per il godimento di altri livelli di diritto, la salute, il lavoro, l’istruzione”.

E mentre le altre città corrono, secondo Ferrari “Ferrara è al palo dal 2019. Ancora oggi non si intravede nemmeno il tentativo di un’Agenzia per l’Abitare che, grazie al sostegno regionale, potrebbe agevolare e garantire la redditività degli immobili in capo ai privati disponibili a metterli nel mercato della domanda legata agli affitti calmierati”.

Secondo I dati snocciolati sul palco, a Ferrara le liste di cittadini in cerca di casa pubblica sono oltre il migliaio, quasi il doppio rispetto al 2023. Nel patrimonio pubblico insistono oggi più di 800 alloggi vuoti che necessitano di interventi manutentivi per renderli abitabili.

“Nonostante questo quadro – lamenta il relatore – , si continua non vedere il problema, si chiudono gli occhi per non disturbare il mercato privato speculativo, quello legato agli affitti brevi. Certo, solo mettere mano a l’Erp non basta, quando poi, come nel nostro caso, non si mette Acer nella condizione di ricevere dal nostro Comune nemmeno le risorse che erano programmate perché ritenute necessarie”.

Infine l’affondo: “io sento da cittadino di questa città il bisogno di rivolgere le più sentite scuse per come Ferrara, tramite la sua amministrazione, ha affrontato nei giorni scorsi lo sgombero del Grattacielo, trasferendo all’esterno della nostra regione e al Paese un’immagine di come viene considera una parte dei suoi cittadini”.

Un dramma che “ancora dopo giorni il nostro sindaco continua a chiamare una questione privata, lasciando così spazio ad ipotesi speculative sulla carne viva di queste 500 persone. Una tragedia che per tanto tempo peserà tra gli sfollati. Lavoratori e lavoratrici, italiani e stranieri che ad oggi non ricevono alcuna forma di assistenza pubblica, e, pur con un atto amministrativo necessario, hanno visto mandare in frantumi tutti i loro progetti di vita”.

Ferrara in quel momento aveva bisogno di un sindaco che fosse interprete puntuale dei bisogni di quella parte duramente colpita – conclude amaro Ferrari – . Sarebbe servito, finalmente, il sindaco di tutti e invece continuiamo ad osservare un ‘direttore artistico’ preso ad organizzare eventi, dedicato ad alimentare nei social la parte più becera e retriva tra i nostri concittadini, occupato ad organizzare al meglio i luoghi della movida, preoccuparsi che le luci abbaglino alla vista ciò che non si vuole far vedere. Intanto l’economia di questa città, neanche tanto lentamente, sprofonda. Con molta, molta tristezza”.

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