Incidente sulla Ferrara-Mare. Tamponata una pattuglia dei carabinieri
Probabilmente a causa della fitta nebbia una pattuglia dei carabinieri è stata tamponata da un'altra autovettura all'altezza del chilometro 15 sulla superstrada Ferrara-Mare
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di Emanuele Gessi
Anche la politica locale ferrarese interviene in merito all’operazione militare targata Usa e Israele in Iran, esprimendo soddisfazione per l’uccisione dell’ex guida suprema Ali Khamenei e auspicando prospettive di autodeterminazione per il popolo iraniano.
L’occasione per Fratelli d’Italia, Pd e Azione, di prendere posizione è arrivata martedì, 3 marzo, durante l’iniziativa organizzata da Pluralismo e dissenso nella sala dell’Arengo del municipio.
Circa cinquanta le persone sedute in platea per ascoltare i contributi dei tre rappresentanti partitici – Alessandro Balboni, vicesindaco della città, Sara Conforti, consigliera dem e Denny Farinelli, segretario del partito guidato da Carlo Calenda – e il punto di vista di Leily Fazeli, esponente della comunità iraniana di Ferrara. A coordinare l’evento Mario Zamorani, fondatore dell’associazione che ha organizzato l’incontro.
Il confronto ha preso spunto dalla testimonianza di Fazeli, cittadina iraniana da dieci anni a Ferrara. La base di partenza una sola: “Siamo contenti della morte di Khamenei”. Specificando di non volere la guerra, ma “di aver accolto a braccia aperte quello che stanno facendo America e Israele”. Nel proseguire ha chiesto ai presenti, e idealmente al dibattito pubblico occidentale, di “non prendersela con noi iraniani se siamo felici che vengano colpiti luoghi nevralgici per gli uomini del regime”.
Fazeli ha ripercorso le tante battaglie combattute dalla popolazione per ottenere diritti, culminate nel 2022 con il movimento Donna Vita e Liberta “con cui siamo riusciti a far arrivare la nostra voce al mondo”. Invitando a tener ben distinta la popolazione dalle azioni violente perpetrate dal governo iraniano. “C’è una linea di confine tra noi e loro”, ha detto.
In generale il dibattito ha raccolto da più parti scetticismo rispetto all’autorevolezza odierna dell’Onu e la sua capacità attuale di far rispettare il diritto internazionale. Dal pubblico, riferendosi alle modalità con cui Usa e Israele hanno imposto il proprio intervento militare, una signora seduta in prima fila ha alzato la mano per fare presente che: “Il diritto internazionale non è defunto e dice una cosa molto semplice. Che non si attacca uno stato sovrano se non si è a propria volta attaccati”.
I relatori presenti hanno evitato di entrare nel merito di questa questione. Affrettandosi a ribadire la necessità dell’autodeterminazione del popolo iranian. “Il governo iraniano deve nascere dalla società civile – ha evidenziato Conforti – e da una protezione a responsabilità mondiale affinché crescano le condizioni che permettano un governo democratico”. Farinelli ha parlato dell’urgenza di ristabilire un ordine mondiale capace di condividere le proprie regole.
È stato il vicesindaco Alessandro Balboni a formulare una considerazione rilevante sulle conseguenze dell’operazione militare Usa-Israele: “Non so che strategia avessero immaginato i generali americani o quali effetti potessero prevedere per la loro azione”, ha premesso l’esponente di FdI. Quindi ha constatato: “Sicuramente il regime non è crollato”. Delineando la grande incertezza per il futuro a cui vanno incontro il Paese e i suoi abitanti, Balboni ha aggiunto che sarà il popolo a dover decidere cosa fare e se chiedere “supporto all’estero” per rovesciare il governo.
All’orizzonte, ha aggiunto, non si può ignorare lo spettro di “una nuova crisi energetica”. Nel discorso del vicesindaco non è mancata la sottolineatura su come l’azione militare abbia “colpito i vertici di un regime liberticida che ha ucciso un numero spropositato di persone da quando si è insediato”. Del popolo iraniano ha garantito che si continuerà a parlare durante il prossimo consiglio comunale, nel quale questo argomento sarà all’ordine del giorno. L’auspicio: “Una condivisione più ampia possibile”.
Polemiche in chiusura. Uno spettatore iraniano, che si era presentato dicendo di essere in Italia come rifugiato politico, al termine dell’incontro ha avvicinato il tavolo dei relatori e, rivolgendosi a Sara Conforti, ha chiesto ripetutamente dove fosse il suo partito, il Pd, in occasione del presidio di solidarietà per il popolo iraniano che si era tenuto in piazza Cattedrale a Ferrara lo scorso 17 gennaio. Strascichi di una querelle per cui la presunta assenza del Partito democratico (era presente in realtà il consigliere dem Davide Nanni) in quella circostanza non era passata inosservata.
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