Grattacielo. Cosa avrebbe fatto Marzia Marchi fosse stata sindaca
Uno spunto di riflessione della consigliera del Movimento 5 Stelle sulle modalità di azione di un'amministrazione dopo l'emergenza nelle Torri A,B,C
Uno spunto di riflessione della consigliera del Movimento 5 Stelle sulle modalità di azione di un'amministrazione dopo l'emergenza nelle Torri A,B,C
Venerdì 6 marzo, alle ore 20.30, presso la Sala Macchine del Consorzio Factory Grisù (via Poledrelli 21, Ferrara), si terrà un nuovo incontro pubblico dedicato all’appuntamento referendario sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo
La giunta promuova l'inserimento del completamento della ferrovia Ferrara-Mare, con specifico riferimento al tratto Ostellato-Porto Garibaldi, nel Piano Regionale Integrato dei Trasporti e negli strumenti di programmazione infrastrutturale della Regione Emilia-Romagna
Una richiesta di accesso agli atti che parla da sola quella del consigliere Fabio Anselmo che evidentemente vuole avere chiarimenti sui rapporti che intercorrono tra Securfox e il Comune di Ferrara
Un confronto caratterizzato dal rispetto reciproco, quello andato in scena lunedì, 2 marzo, a Ferrara fra Fabio Anselmo e Alberto Balboni sui temi del referendum sulla giustizia
di Tommaso Piacentini
Risvegliare le coscienze e dimostrare che i ferraresi non si rispecchiano nei commenti offensivi e razzisti apparsi sui social. Un appello accorato a non girarsi dall’altra parte è stato lanciato dall’associazione Cittadini del Mondo e dal Comitato Torri ABC, promotrici di una manifestazione per la realizzazione di misure di sostegno agli sfollati del grattacielo.
Il corteo si riunirà sabato 7 marzo alle ore 17 presso largo Poledrelli 1 e, proseguendo per viale Cavour e corso Martiri della Libertà, giungerà ai piedi della residenza municipale dove verrà chiesto all’Amministrazione comunale di attuare una serie di interventi, a conferma che “l’emergenza grattacielo non è una questione privata”.
Insieme al supporto delle circa 50 tra associazioni e partiti aderenti, i promotori rivendicano la creazione di uno sportello specifico per la gestione dell’emergenza, di un alloggio temporaneo pubblico per fronteggiare l’emergenza abitativa, la sospensione delle utenze e una moratoria per i mutui.
Inoltre, le associazioni chiedono l’istituzione di un contributo per l’autonoma sistemazione delle famiglie, di un piano immediato per il ripristino delle condizioni di sicurezza dello stabile e di uno futuro per soluzioni abitative permanenti.
“Vogliamo coinvolgere la città, perché il grattacielo è parte integrante della stessa città e i problemi del grattacielo si configurano come un problema sociale – ha dichiarato Carola Peverati dell’esecutivo di Cittadini del Mondo -. Dato che non è stata dichiarata l’emergenza, ognuno deve contrattare singolarmente la propria situazione e c’è chi ha un mutuo che deve pagare sia quello che l’affitto”.
Per Cittadini del Mondo non si tratta di una “questione privata”, come l’avrebbe definita il sindaco Alan Fabbri, ma di un problema da cui dipende il futuro della città: “La metà dei proprietari sono di origine straniera – ha proseguito Peverati -, questa è una parte di città che lavora e molti sono giovani. È questo il futuro della città”.
Futuro a cui è stato posto un freno quel 12 febbraio, giorno in cui è stato portato a termine lo sgombero dei residenti delle Torri A e C, con la sistemazione e, in alcuni casi, la separazione di alcuni nuclei famigliari in soluzioni abitative temporanee. “Alcuni non sapevano nemmeno che lo sgombero era previsto per il 12, dato che dalle carte era previsto il 25” ha accusato Peverati, riferendosi ai “fogli, solo in italiano, in cui si diceva che potevano spostarsi dopo 15 giorni”.
Sergio Golinelli, docente di italiano di Cittadini del Mondo ed esponente di Avs, chiede che venga data applicazione all’articolo 3 del regolamento di Acer, approvato dal Comune, che disciplina i casi di emergenza abitativa. L’articolo in questione prevede che “in condizioni di estrema emergenza abitativa dovuta a calamità naturali e altri eventi che abbiano determinato l’impossibilità di continuare ad utilizzare immobili ad uso abitativo” il Comune disponga “assegnazioni temporanee di alloggi di erp”.
A questo proposito, l’associazione avrebbe suggerito di compiere verifiche tecniche “sugli 800 appartamenti sfitti perché dichiarati inagibili”, per individuare possibili soluzioni che ne consentano l’abitabilità. “Con questa manifestazione vorremmo dimostrare che c’è una Ferrara diversa da quella che commenta sui social ‘Dovevano bruciare tutti’ – ha spiegato Golinelli -, commenti tollerati e a cui si strizza l’occhio. Questo fa ancora più male”.
Per Corrado Oddi del Forum Ferrara Partecipata, aderente alla manifestazione, le richieste che stanno alla base della manifestazione di sabato sono fattibili e, per dimostrarlo, ne ha richiamato i precedenti di altre città: dopo lo sgombero delle “Vele” di Scampia, sono stati messi a disposizione altri appartamenti per gli sfollati, così come avvenne ne “il caso di Milano, quando nel 2021 andò a fuoco un grattacielo e si diedero alloggi temporanei e misure economiche di sostegno”.
“A monte di tutto ci sta il fatto che il Comune non ha dichiarato l’emergenza – accusa Oddi – ed è una responsabilità grave non aver dichiarato che 500 persone messe per strada non sia un’emergenza sociale grave”.
L’importanza di richiamare l’attenzione della città sulla questione grattacielo è stata messa in luce anche da Angela Alvisi del Centro Donna Giustizia, che ha citato gli impatti sulla “salute fisica, psicologica e sociale” che tale avvenimento ha suscitato.
Impatti come quelli su “tre nuclei famigliari, composti da tre madri, di cui una incinta all’ottavo mese, con figli piccoli, allontanate dai mariti e che ora non sanno cosa gli riserva il futuro” ha spiegato Andrea Fiorincieli, volontario di Tutori nel Tempo e di Fare Diritti, richiamando anche le responsabilità dell’Amministrazione sull’aiuto ai nuclei fragili: “Il sindaco ha detto che avrebbe fatto togliere la figlia di 18 mesi al padre che aveva dichiarato che avrebbe dormito in macchina”.
Fragilità che colpisce anche lavoratori, che, essendo stranieri e alloggiati in soluzioni spesso non servite da mezzi, li rende ancora più fragili, come ha spiegato Fabrizio Tassinati di Cgil, ricordando come “i permessi di soggiorno vengono rinnovati solo se gli stranieri hanno un lavoro e un alloggio”.
Un’ingiustizia secondo Piera Murador della Comunità Papa Giovanni XXIII, associazione che segue una neomamma di due gemelli, alloggiata con il marito e altri due figli in un b&b in via Modena e che l’11 marzo sarà di nuovo senza un alloggio: “Hanno pagato 30 euro per entrare in casa e prendere le loro cose” ha dichiarato Murador, confermando la notizia sulla richiesta di pagamento di spese di sicurezza per recuperare i propri effetti personali.
“Una cosa disumana, razzista e un’operazione fascista” è il duro commento di Mauro Collina, presidente dell’associazione La Villetta e iscritto a Rifondazione Comunista, “un fatto che si inquadra a livello nazionale con alcuni temi come quello della reimmigrazione”.
“Dopo questa manifestazione – ha concluso Collina – ci auguriamo che quella parte addormentata della città si svegli e capisca che non si tratta di una questione privata”.
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