Da sempre convinto socialista voterò contro il centro-destra alle prossime elezioni politiche (e contro la giunta Fabbri a Ferrara alle amministrative) ma non per questo mi unisco a coloro che fanno propaganda per il no al prossimo referendum, spesso immemori di posizioni assunte nel passato.
Per tale motivo ho apprezzato la presa di posizione del PSI, che con il suo segetario Enzo Maraio (attualmente assessore della giunta di centro-sinistra in Campania) ha detto parole chiare sul prossimo referendum. Si tratta, ha detto Maraio, di “una posizione coerente con la storia della comunità socialista, radicata nelle battaglie di figure come Giuliano Vassalli, per la separazione delle carriere e per la difesa del garantismo.
Non ci convince la riforma proposta dal Governo Meloni e dal Ministro Nordio: non è organica, manca di una visione complessiva e non incide sui molti temi aperti della giustizia. Da sempre ci battiamo perché la giustizia resti equa, indipendente e rispettosa delle regole. Il nostro SÌ vuole evitare che la destra più populista diventi l’unico punto di riferimento per chi crede nel garantismo. La sinistra deve avere più voci, pluralità di sensibilità e presenza ‘diversa’ nel dibattito pubblico. Esiste un’anima che non cede al furore giustizialista. Noi intendiamo essere la sintesi di queste voci ‘altre’, il loro megafono, dando rappresentanza e forza a chi nel campo progressista e nella società civile condivide la stessa visione…
Per i socialisti, il SÌ non è solo un voto: è un atto di coerenza e responsabilità, un contributo concreto a rafforzare il garantismo e a costruire un centrosinistra più largo, pluralista e inclusivo”.
Smettiamo dunque di gabellare per meloniani (o peggio) tutti coloro che voteranno SI.
Per mandare a casa la Meloni ci saranno le elezioni politiche. E i socialisti, ora, hanno tutto il diritto di esprimersi per il SI, senza confondersi con la destra, conformemente alla loro tradizione antifascista, garantista e pluralista.
Sandro Magri