Politica
2 Marzo 2026
Rispetto reciproco nel faccia a faccia tra i due avvocati davanti a una platea di circa ottanta persone

Referendum. Niente ‘colpi bassi’ nel confronto Anselmo-Balboni

di Redazione | 3 min

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di Emanuele Gessi

Un confronto caratterizzato dal rispetto reciproco, quello andato in scena lunedì, 2 marzo, a Ferrara fra Fabio Anselmo e Alberto Balboni sui temi del referendum sulla giustizia. Niente colpi bassi, spazio invece a uno scambio di vedute (divergenti) nel merito dei contenuti. E anche ad alcune rivendicazioni personali, essendo i due non solo attori politici ma anche avvocati.

Con Anselmo e Balboni che hanno rivelato al pubblico (un’ottantina i presenti nella sala ex Refettorio di via Boccaleone) di aver ricevuto entrambi delle proposte, in passato, per entrare nel Csm (consiglio superiore della magistratura). A cui hanno risposto specularmente picche. L’uno perché avrebbe dovuto dismettere i panni da avvocato (Anselmo), l’altro per via della militanza parlamentare (Balboni).

L’iniziativa promossa dal deputato Mauro Malaguti (FdI) ha visto un discorso di apertura del presidente dell’Ordine degli avvocati di Ferrara Eugenio Gallerani, che ha ripercorso in maniera tecnica i punti nevralgici della riforma, che sarà messa al voto il 22 e 23 marzo. Dopodiché si è entrati nel vivo del confronto.

Il giudice dev’Essere terzo e imparziale e deve anche apparirlo” scandisce il senatore di FdI Balboni. Un cavallo di battaglia del fronte del sì a cui il senatore ne ha affiancato un altro, quello per cui allo stato delle cose attuale la terzietà del giudice sarebbe difficile da garantire, dal momento che “sono tanti i collegamenti che intercorrono fra pm e giudici”.

La contrapposizione di Anselmo ha inizio. Al riguardo il legale afferma che con la vittoria del Sì i problemi si moltiplicherebbero, invece di diminuire. “Con questa impostazione – evidenzia – dovremmo istituire due Csm nell’Alta corte anche per l’appello. E la stessa cosa dovremmo fare anche per la Cassazione”. Una tesi, quella sostenuta da Anselmo, che parte dall’assunto per cui le accuse di una eccessiva “contiguità fra pm e giudici è un argomento fallace“. I rischi li sintetizza così: “Processi per ricchi” e decadenza del potere dei magistrati requirenti.

Opinione inconciliabile con quella di Balboni. Il quale senza esitazioni contrattacca: “Non c’è dubbio che la separazione delle carriere garantirebbe maggiore imparzialità e giustizia“. Dichiarando inoltre che la riforma sarebbe un modo per ridare credibilità al sistema giudiziario agli occhi dei cittadini. Una strategia per restituire forza all’impianto, “non per indebolirlo come sostengono i detrattori”.

Un intervento alla volta si scende nel “cuore della riforma”, come lo ha definito Balboni, ovvero il sorteggio dei componenti del Csm. Un metodo per estirpare alla radice le logiche correntizie, secondo i promotori; una soluzione deleteria e avversa alla meritocrazia, per il fronte del No. Anselmo prende posizione e afferma che le correnti non sono il nemico, che invece andrebbe ricercato altrove: “Il problema delle interferenze non sono le correnti. Tutto nasce nel 2006 dalla riforma Castelli”. È da lì che secondo il legale l’intreccio di influenze inopportune prende spunto, con i pubblici ministeri tenuti a sottostare alla direzione del procuratore capo.

Balboni tira dritto e ribadisce che il sorteggio “è il farmaco che serve per tagliare il cordone ombelicale fra una certa politica e la magistratura e rendere tutto il sistema più libero”. Idealmente non la soluzione migliore, per sua stessa ammissione, “ma a volte il meglio è nemico del bene“, sorride. La disfida si chiude con una disamina dell’Alta corte e dei suoi risvolti.

Anselmo si chiede a che cosa serva, considerando i relativi “costi esagerati” in un contesto in cui “il sistema boccheggia e mancano le risorse a tutti gli organi”. Ancora più allarmante per il legale il fatto che al momento “il testo normativo impedisca un diritto costituzionale. Quello per cui il condannato in sede disciplinare possa ricorrere alla Suprema Corte di cassazione”. Ma Balboni, già proiettandosi nel post- referendum, assicura: “C’è l’impegno per cui il ricorso verrà inserito nella legge di attuazione“.

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