Attualità
2 Marzo 2026
Il co-segretario provinciale di Rifondazione Comunista Fabio Cavallari ha accolto in casa una famiglia camerunese: "Non l’abbiamo fatto per dare un messaggio politico"

Grattacielo. L’esperienza di chi ospita una famiglia evacuata

di Redazione | 4 min

Leggi anche

Ccnl Sanità. Cgil e Uil: “Carta straccia”

"Carta straccia". Così Fp Cgil e Uil Fpl Emilia Romagna definiscono il Contratto Nazionale della Sanità in merito all'indennità di pronto soccorso. "Evidentemente firmato con estrema superficialità da alcune sigle sindacali - aggiungono - è inapplicabile"

Al Liceo Roiti arriva “L’Altro Sport”

Lo sport non è solo competizione, sudore e record da battere; è, prima di tutto, una palestra di vita. Tuttavia, in un mondo sempre più complesso e ricco di insidie, anche l’attività fisica può nascondere zone d’ombra

di Tommaso Vissoli

Dopo l’incendio che ha portato all’evacuazione della Torre B e al successivo sgombero delle torri A e C del Grattacielo di Ferrara occupato da circa cinquecento persone, il co-segretario provinciale di Rifondazione Comunista Fabio Cavallari e la sua famiglia hanno deciso di ospitare in casa propria una famiglia camerunese rimasta senza abitazione. Nella lunga chiacchierata che abbiamo fatto grazie alla sua disponibilità nell’accoglierci, abbiamo avuto modo di trattare diversi temi.

Quando e come è nata l’idea di ospitare questa famiglia?
“Subito, il giorno dell’incendio. Era chiaro che si sarebbe aperto un problema sociale ed abitativo importante. Ne ho parlato con mia moglie (Mirella, ndr) e abbiamo deciso che, se qualcuno avesse avuto bisogno, noi c’eravamo. Sapevamo che non sarebbe stata una cosa breve e che difficilmente ci sarebbe stato un grande aiuto per trovare una sistemazione stabile. Ma aver avuto la possibilità di fare qualcosa e non farlo ci avrebbe fatto stare male”.

Avevate già avuto contatti con loro prima dello sgombero?
“No, non c’erano rapporti precedenti diretti. È stata una scelta nata dall’emergenza. Ci siamo messi a disposizione fin da subito. Attraverso la mia rete di contatti ho fatto sapere che, se qualcuno avesse avuto bisogno, noi c’eravamo. In un primo momento ci era stata segnalata una famiglia di origine pakistana composta da sette persone, ma materialmente non avevamo lo spazio necessario per accoglierli. Abbiamo quindi dato priorità a un nucleo con bambini, perché avendo figli piccoli potevamo probabilmente essere di maggior aiuto”.

Come avete vissuto i primi giorni di convivenza con delle persone comunque estranee?
“È venuto tutto abbastanza naturale. Loro sono persone molto discrete, si sono adattate con grande rispetto. È stato più semplice di quanto ci fossimo immaginati. L’unica difficoltà concreta è stata riorganizzare gli spazi della casa per permettergli di risentire il meno possibile di non essere a casa propria”.

Secondo lei le istituzioni hanno gestito adeguatamente la situazione?
“Nessuno mette in discussione il fatto che dopo il l’incendio avvenuto alla torre B le persone vadano fatte uscire. È evidente. Il tema non è quello. Il problema è la gestione successiva: non si può pensare che 400 o 500 persone possano scomparire dall’oggi al domani. Il punto è dare una prospettiva e ovviamente delle soluzioni concrete. Inizialmente nei loro confronti, è stata proposta una sistemazione in hotel, circa mille euro al mese, con il primo mese coperto solo a metà. Oppure la possibilità di trasferirsi fuori Ferrara, ma questo avrebbe completamente isolato la mamma – arrivata in Italia solo da qualche mese – con il bambino piccolo. Queste soluzioni non sono ovviamente sostenibili nel lungo periodo”.

Per quanto tempo pensate di poter garantire ospitalità?
“Per il tempo necessario a trovare una soluzione diversa. Noi possiamo farlo e quindi lo facciamo. Sono persone molto integrate con la realtà sociale e si sono già messi in moto per trovare una casa”.

State ricevendo supporto da associazioni o privati?
“C’è stato un grande sostegno morale e pratico dai compagni di Rifondazione e da tante persone vicine al partito. La famiglia è autonoma economicamente, il padre lavora, ha uno stipendio. Per loro la situazione è meno gravosa che per altri essendo vissuti al grattacielo come affittuari. Per molti la situazione è ancora molto più complicata”.

Questo gesto è anche un messaggio politico?
“No, non l’abbiamo fatto per dare un messaggio politico. Se faccio parte del PRC è anche per la condivisione ci serti valori. È un aiuto umano. Da famiglia ferrarese acquisita, sentiamo il dovere di sostenere un’altra famiglia che, come noi, ha scelto di crescere i propri figli a Ferrara. Le persone vengono prima di tutto.”

Il tema casa è diventato un’emergenza strutturale a Ferrara?
“Lo è da sempre. È un problema strutturale, tra lunghezze burocratiche e poche case disponibili. La casa è e deve essere un bene sociale primario garantito. Ad oggi c’è già una fortissima richiesta di case popolari alla quale si sono andati ad aggiungere gli ex abitanti del grattacielo e sempre più famiglie si trovano in situazioni di difficoltà economica. Il tema casa andrebbe finalmente rimesso al centro dell’agenda politica”

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com