Un legame tra scienza e sensorialità che ha trovato una delle sue espressioni più intense nell’intervento di Meo Fusciuni, maestro profumiere di fama internazionale, invitato per l’occasione a creare una fragranza dedicata al trentennale. “Sono qui per questa giornata molto importante per i 30 anni dell’Associazione Giulia e un legame profondo con tutte le persone che collaborano con questa magnifica associazione», ha dichiarato. Fusciuni ha raccontato di aver creato un profumo “per chi ha bisogno di un luogo felice”, ma anche di essere presente per condividere una riflessione più ampia, ossia “raccontare alle persone quali odori i bambini sentono e sono così da sentire per tutto il percorso di recupero della loro esistenza: gli odori della corsia, gli odori che loro purtroppo devono sopportare durante le terapie”. Poi, indicando i tavoli allestiti nella sala adiacente al Ridotto dov’era presente un’installazione di immagini e fragranze che i partecipanti potevano odorare, ha spiegato come il tavolo bianco in mezzo agli altri due neri rappresentasse un simbolo di felicità pensato per i piccoli pazienti visitati il giorno precedente nel reparto pediatrico oncologico dell’ospedale di Cona, un tentativo di restituire attraverso l’olfatto uno spazio di luce dentro l’esperienza della malattia.
Gli interventi susseguitisi hanno posto al centro il ruolo della psicologia oncologica e della stimolazione sensoriale nei percorsi di cura, mentre lo psicologo ferrarese Marco Martello ha presentato il suo libro La formula del sentire. Atlante psico-emotivo del mondo delle fragranze, opera che indaga il rapporto tra profumo, memoria ed emozione e di come il profumo interagisca con la mente e il cuore, fungendo da ponte tra ricordi, identità, emozioni e relazioni sociali, trasformando appunto la percezione olfattiva in un “atlante psico-emotivo” dell’esperienza umana. “Il rapporto tra il mio lavoro e l’Associazione Giulia è nato proprio nell’ambito di questo convegno” – ha spiegato – “Il presidente Michele Grassi, appassionato di profumi, mi ha contattato insieme allo psicologo dell’associazione Nicola Corazzari per trattare questa tematica ed esplorare questo mondo con una prospettiva psico-emotiva. È un primo contatto nato in occasione di questo evento che però sono sicuro porterà altre collaborazioni in futuro”.
Sul versante accademico e clinico, l’intervento del professor Luigi Grassi, ordinario di Psichiatria all’Università di Ferrara e figura chiave dell’associazione ha offerto invece un quadro più rigoroso e aggiornato della disciplina: “il convegno di oggi celebra i 30 anni della fondazione dell’Associazione Giulia, il mio compito è portare i dati più recenti sul tema della psico-oncologia cercando di evitare di banalizzare questa disciplina che vogliamo diventi specialistica. Non si può concludere semplicemente con l’idea di uno psicologo in oncologia: serve fare di più”. Grassi ha ricordato i quarant’anni della società italiana e internazionale di psico-oncologia, sottolineando la necessità di criteri formativi chiari e di un curriculum specialistico dedicato.
Momenti di intensa partecipazione hanno accompagnato la proiezione dei disegni realizzati da bambini e adolescenti in cura, elaborazioni visive del trauma, della paura, ma anche della speranza. Segni e colori che raccontano ciò che spesso non riesce a essere verbalizzato, confermando il cuore tematico del convegno: il linguaggio non verbale della malattia.
A chiudere idealmente il cerchio le parole della professoressa Agnese Suppiej, ordinaria di Pediatria all’Università di Ferrara e direttrice della Clinica Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Anna: “L’olfatto non è solo percezione, ma è regolazione emotiva, è memoria implicita”, una frase che ha sintetizzato l’intera giornata: curare non significa soltanto intervenire sul corpo, ma costruire ambienti capaci di generare benessere psicologico, anche attraverso la stimolazione positiva dei sensi. Trent’anni dopo la sua nascita, il 21 marzo 1996, l’Associazione Giulia ha dimostrato di non limitarsi a celebrare la propria storia, ma di continuare a innovare, a cercare connessioni inedite tra discipline, a mettere al centro la persona, soprattutto quando è fragile. E dal Ridotto del Teatro Comunale è arrivato un messaggio chiaro: nella cura, anche un profumo può diventare memoria, conforto e possibilità di rinascita.