“Anno nuovo problemi vecchi, troppe le carenze di personale e le criticità segnalate dai lavoratori” e denunciate da Fials per bocca della sua segretaria Mirella Boschetti. In particolare il sindacato punta il dito ai servizi e alle degenze ospedaliere delle due Aziende Sanitarie ferraresi, “nelle dialisi, nelle Adi provinciali, negli ET 118”.
In particolare Fials si riferisce agli Oss dell’Osco di Comacchio “disperati, stremati, sottoposti ad uno stress lavorativo crescente, di cui i vertici aziendali non tengono conto facendosi scudo con gli standard di personale sanitario e socio assistenziale fissati dal DM 77-2022”.
Si tratta di standar che il sindacato ritiene “ormai superati ‘dall’evoluzione’ del sistema sanità che ha inciso fortemente sulla tipologia di pazienti da destinare agli Osco e, di conseguenza, sull’impegno lavorativo e sulle responsabilità degli infermieri e degli Oss”. Questi ultimi in particolare sarebbero “chiamati a garantire prestazioni assistenziali di base ripetute nell’arco del turno a pazienti anziani e non, fragili, non autosufficienti, con pluripatologie concomitanti, non sempre stabilizzati, spesso confusi e disorientati, dalle cure igieniche, alla mobilizzazione nel letto, all’alzata in poltrona, al supporto nella deambulazione”.
Nel turno pomeridiano sarebbe presente un solo Oss con un rapporto professionista/pazienti di 1 a 20. Si tratta di lavoratori dall’età media elevata, “con punte di 66 anni” e “prevalentemente donne”.
“Gli Oss – spiega Boschetti – sono esposti a gravi rischi di patologie osteoarticolari e del rachide lombare o al loro rapido aggravarsi. Sono pure sottoposti alle frequenti rimostranze degli stessi pazienti e/o dei loro familiari che reclamano la soddisfazione dei bisogni primari in tempi congrui, condizioni queste, che vanno ad incrementare lo stress da lavoro correlato”.
Ciò che secondo Fials “emerge con chiarezza” è “la sottovalutazione dell’organico Oss”. Uno di loro cesserà il servizio per pensionamento a metà marzo mentre un altro, assente dal 16 febbraio per “un intervento programmato da tempo”, non è stato sostituito.
Boschetti ricorda “che l’Oosco è una struttura a gestione infermieristica, deve disporre del tempo necessario per svolgerle in serenità le proprie funzioni per evitare errori e/o omissioni nello svolgimento delle attività routinarie e per fare fronte a situazione critiche improvvise quali l’aggravarsi delle condizioni di salute di pazienti, in un contesto dove la presenza medica non è prevista 24 ore su 24, ma è circoscritta alla presenza del medico di medicina generale alcune ore al giorno dal lunedì al venerdì”.
Fials insiste dunque “sulla necessità di mantenere 2 Oss anche nella fascia pomeridiana, e di provvedere all’integrazione dell’infermiere mancante.
“La situazione è grave – concludono -, siamo ad un punto di non ritorno, cambiare nome ad una struttura sanitaria, da Ospedale a C.d.C, da U.O di medicina ad OSCO per risparmiare sul personale non è accettabile, infermieri ed OSS non sono carne da macello. In mancanza di azioni di miglioramento urgenti, necessarie al ripristino di condizioni di lavoro sostenibili, valuterà quali azioni intraprendere a tutela dei professionisti e dei cittadini”.
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