Cento. Doveva rimanere chiuso in casa, agli arresti domiciliari, con un’accusa pesante sulle spalle: stalking per aver incendiato l’auto dell’ex titolare lanciando una molotov. Ma tra obblighi e divieti, lui – 43enne di nazionalità albanese – avrebbe scelto il bancone di un bar.
La prima evasione – avvenuta durante i giorni scorsi – gli era già costata cara. I carabinieri lo avevano rintracciato e lo avevano riportato ai domiciliari, dove avrebbe dovuto attendere il processo per direttissima fissato per ieri (sabato 28 febbraio) mattina in tribunale a Ferrara.
Anche ieri mattina però, quando i carabinieri hanno bussato alla porta dell’abitazione, incaricati di prelevarlo per accompagnarlo in aula, non lo hanno trovato in casa e quindi hanno iniziato immediatamente a cercarlo.
Intorno alle 11, i militari del 112 lo hanno individuato in un altro bar, diverso da quello della precedente evasione. A quel punto è scattato l’arresto e il trasferimento nel carcere di via Arginone, con una nuova contestazione per evasione che va ad aggravare ulteriormente la sua posizione.
Nelle prossime ore il 43enne comparirà davanti al gip del tribunale di Ferrara, chiamato a convalidare l’arresto e a decidere sulla misura cautelare.
Lo scorso 19 febbraio, il 43enne era finito ai domiciliari con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico dopo l’ordinanza del gip del tribunale di Bologna, che lo aveva ritenuto responsabile di alcuni gravi atti intimidatori che, lo scorso agosto, avevano scosso una nota azienda di Cento.
Le indagini erano scaturite a seguito di una violenta escalation di conflittualità tra la titolare dell’azienda e il dipendente, culminata con il licenziamento di quest’ultimo.
La ritorsione dell’uomo si era manifestata attraverso azioni criminali di estrema gravità: l’auto della titolare, che abitava a San Giovanni in Persiceto, era stata distrutta dalle fiamme causate dal lancio di una bottiglia molotov. Un secondo raid aveva preso di mira un furgone aziendale, cosparso di liquido infiammabile nel tentativo (fallito) di appiccare il fuoco.
All’indagato – per quei fatti – erano stati inoltre contestati anche la violazione di domicilio e le gravi minacce rivolte alla vittima.
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