Argenta. Un tratto di strada di circa tre chilometri, fatto di curve e delimitato da fossi di scolo, che conduce fino al ponte della Fascinata sul Po di Primaro. È qui, in via Fascinata a Codifiume, nel Comune di Argenta, in provincia di Ferrara, che si concentra l’attenzione di Plastic Free Onlus con l’iniziativa “Terra di Confine”, coordinata dal referente locale Luciano Ballarini.
L’area, apparentemente tranquilla e immersa nel paesaggio rurale, nasconde una criticità crescente: i fossi di scolo delle acque sono diventati nel tempo ricettacolo di rifiuti di ogni genere. Plastica, vetro, indifferenziato e materiali abbandonati testimoniano un’inciviltà diffusa che non accenna a diminuire.
Anche le nuove sanzioni amministrative – che possono arrivare fino a 1.188 euro per il singolo mozzicone gettato dall’auto e fino a 18.000 euro per abbandoni più consistenti, come previsto dall’Art. 116/2025 – non sembrano aver arrestato il fenomeno.
Non tutti sanno che i fossi appartengono per metà al privato confinante e per metà all’ Ente che gestisce la strada e che l’ articolo 13 del “Regolamento per la convivenza civile, la sicurezza e la qualità della vita” dell’ Unione Dei Comuni Valli e Delizie attribuisce ai frontisti l’ obbligo della pulizia ciclica dei cigli da erba e rifiuti la parte di propria spettanza. Un principio chiaro, che richiama alla responsabilità diretta dei frontisti nella cura del territorio. Eppure, la situazione attuale dimostra che la norma, da sola, non basta.
Proprio per questo Plastic Free propone un cambio di approccio. L’iniziativa non si limita più a interventi straordinari di pulizia, ma punta a coinvolgere direttamente i proprietari dei terreni confinanti, invitandoli ad operare insieme ai volontari nella raccolta dei rifiuti presenti nei fossi. Un’azione condivisa che mira non solo a bonificare, ma a creare maggiore consapevolezza e senso di responsabilità nel tempo.
L’obiettivo è chiaro: trasformare un problema diffuso in un’occasione di collaborazione concreta tra cittadini e volontari. Perché la tutela dell’ambiente non può essere delegata solo alle associazioni o alle istituzioni. Serve un cambio di mentalità. Serve presenza. Serve continuità.
“Terra di Confine” vuole essere questo: un segnale forte che richiama ciascuno al proprio ruolo nella difesa del territorio. Non basta indignarsi per i rifiuti nei fossi. Bisogna agire. Insieme.
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