Giuseppe Franchellucci Solo al Jazz Club
Domenica 1 marzo, alle ore 21, Giuseppe Franchellucci Solo, presenta al Jazz Club il suo ultimo lavoro discografico, tra violoncello e l'elettronica, “De Redita Suo"
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Il tributo a Lucio Dalla, interpretato dalla voce potente di Lorenzo Campani, arriva al Teatro Nuovo di Ferrara il 4 marzo, dalle ore 21. Lo spettacolo è già sold out
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Sabato 28 febbraio alle ore 11, alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara - Palazzo dei Diamanti, FE’ ANTICA 2026 propone un appuntamento interamente dedicato ai concerti per violino di Johann Sebastian Bach
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Lo fa con un programma che mette a confronto la struttura classica beethoveniana e la sperimentazione formale di Franz Liszt, attraverso le esecuzioni degli allievi delle classi di Giovanni Bergamasco e Roberto Russo.
Il Concerto n. 3 in do minore op. 37 di Ludwig van Beethoven (solista Giovanni Bergamasco, Carlo Bergamasco secondo pianoforte), la cui genesi si colloca tra il 1800 e il 1803, rappresenta un punto di rottura rispetto ai modelli settecenteschi e una decisa affermazione della personalità del compositore.
La scelta della tonalità di do minore non è casuale, richiamando quella dimensione tragica e risoluta che caratterizza altre celebri pagine beethoveniane come la Sonata Patetica o la Quinta Sinfonia, sin dal primo movimento, Allegro con brio. Il Largo centrale costituisce uno dei momenti di più profonda astrazione della letteratura pianistica beethoveniana. Il Rondo finale esprime una brillantezza tutta vivace, in un clima di esuberante vitalità.
Con il solista Zhen Bo Ye (Zhen Jie Ye secondo pianoforte), la seconda parte della mattinata si trasferisce in pieno Romanticismo attraverso il Concerto n. 2 in la maggiore S 125 di Franz Liszt, un’opera che testimonia la costante ricerca di nuove forme architettoniche da parte del compositore ungherese. Concepito inizialmente nel 1839 ma sottoposto a continue revisioni fino al 1861, il brano si presenta come un unico flusso musicale in cui le sezioni tradizionali si fondono senza interruzioni.
Liszt applica qui in modo magistrale la tecnica della metamorfosi tematica: un unico motivo lirico e sognante, introdotto dai fiati nella versione orchestrale e qui ripreso dal secondo pianoforte, viene gradualmente trasformato attraverso variazioni ritmiche e armoniche diventando ora un tema agitato, ora una marcia solenne, ora un episodio virtuosistico di estrema difficoltà.
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